Di scuole, torri d’avorio e di Eichmann

La scuola deve essere una torre d’avorio, un luogo di passaggio o, meglio un non luogo, per dirla con Marc Augè, a un tempo fuori e dentro alla realtà?

La scuola deve vivere il suo tempo o essere fuori dal tempo, un tempio laico, una torre d’avorio dove i discenti possano crescere tranquilli, ovattati, al riparo dal mondo esterno?

Ancora: il rispetto di una legge dello Stato contempla l’iniquità, il tradimento profondo del proprio ruolo e dei principi che hanno portato un individuo a scegliere il mestiere ingrato di insegnare? E’ lecito per un insegnante trasformarsi in delatore? E se la risposta è affermativa, Eichmann è stato condannato ingiustamente?

Temi pesanti che scivolano con leggerezza inusitata in un collegio docenti quasi catalettico, fino alla presentazione di una mia mozione che riguardava, a mio avviso, il senso del nostro fare scuola in un quartiere difficile, un monito a chi volesse fare quanto è stato fatto in altri quartieri, strumentalizzare e aizzare la rissa in una escalation di affermazioni sopra le righe da una parte e dall’altra con la scusa della questione razziale, avesse ben chiaro che la scuola no, non sarebbe stata al gioco e non sarebbe stata zitta.

La maggioranza dei miei colleghi ha scelto di dire no al razzismo e all’emarginazione, ma è una maggioranza risicata, che mi conforta da un lato e mi avvilisce dall’altro, come una maschera pirandelliana. Perché non riesco a capire.

Non riesco a capire perché una mozione in cui ogni riga richiama la Costituzione non sia presentabile nel collegio docenti di una scuola, non riesco a capire perché non si può affermare con orgoglio di essere contenti di lavorare in un  quartiere multietnico con ragazzi provenienti dal mondo, non riesco a capire perché la scuola deve chiudersi invece di aprirsi al mondo.

Qualcuno, a suffragare l’illegittimità della mozione, ricorda che una dirigente ha permesso il voto contro una legge dello Stato, quella che trasformava gli insegnanti in delatori che avrebbero dovuto individuare e denunciare i clandestini, una oscena appendice della Bossi-Fini, rapidamente estirpata per l’ondata di no da parte di molti insegnanti. Mi sono infuriato con chi ha richiamato quell’episodio, è ho sbagliato.  Dovevo chiedergli se avesse letto  La banalità del male di Hanna Arendt, perché anche Eichmann, si parva licet componere magnis, seguiva una legge dello Stato: è stata la sua difesa al processo. Per fortuna, il nostro non è uno stato hegeliano e una legge iniqua e palesemente anticostituzionale si può denunciare, se si ha il coraggio di rischiare, ovviamente…

Questo è un post privato e carico di amarezza, perché  se anche noi, perfino noi, abbiamo paura di schierarci su questioni di principio, o pecchiamo di un eccesso di prudenza, se preferite, se perfino noi, che abbiamo il dovere di conservare e tramandare la memoria, scegliamo la via dell’ignavia, allora davvero la notte sarà lunga.

La scuola è scesa in piazza quando è stato sgomberato il campo rom perché era una situazione contingente, è stata un’altra argomentazione portata a sostegno dell’astensione o del voto contrario. Tradotto: non ci interessa quello che non ci tocca, neanche a quattro chilometri di distanza, neanche se sui social, su quanto accaduto a quattro chilometri di distanza si dicono cose allucinanti, se i genitori che vengono a parlarti dicono cose allucinanti, neanche se i ragazzi hanno paura.

E come potrebbero non averla se, per primi, la dimostriamo noi? Se non parliamo di quello che accade, non troviamo con loro una chiave per comprendere, non gli forniamo gli strumenti per decifrare la realtà?

Io rispetto chi ha votato contro o si è astenuto, ma non lo approvo, sto da un’altra parte, ho un’altra idea di scuola. Non è questione di politica come qualcuno può aver pensato. Non è difficile capire che chi scrive in questo blog è diverso dall’insegnante e diverso dal dirigente sindacale: in contesti diversi, affermiamo le nostre ragioni in modi diversi, con toni diversi. Maschere pirandelliane, ancora. La scuola, per me, deve essere aperta al mondo ed entrare nel mondo, fornire chiavi per decodificarlo, le note per comprenderne la melodia e le dissonanze.

Io rispetto chi ha detto che la mozione non era presentabile, ma non sono d’accordo, dissento fermamente sull’idea che la scuola debba chiudersi in sé stessa, dissento fermamente che la scuola non debba fare politica in senso alto, dissento fermamente sul fatto che la scuola non debba educare i ragazzi a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, dissento fermamente sul fatto che la scuola debba lavorare in silenzio, dissento fermamente che, in fatto di diritti e valori universali, esista un vicino e un lontano, qualcosa che non ci riguarda e qualcosa che ci riguarda solo se ci tocca direttamente.

Sono molto amareggiato e questo è un post privato, o forse è una sorta di Diario in pubblico alla Vittorini, si parva licet..etc, una recriminazione morale, un tentativo di comprensione di un senso comune che ormai non riesco più ad afferrare. Non voglio dire cose di cui non mi pentirei ( non mi pento mai di quello che dico) in preda alla rabbia, preferisco fare, preferisco continuare a lavorare con l’illusione di preparare adulti migliori di me e di loro, la maggioranza silenziosa, quella che ritiene prudente restare fermi fino a quando il fuoco non ci circonda.

Sono molto amareggiato e questo è un post privato, righe nere sul nero, come quelle che scriveva Sciascia, e non voglio dire cose di cui non mi pentirei perché sono deluso e amareggiato. Domani, per fortuna, ritrovo i miei ragazzi e i colleghi di ogni giorno.

Riflessioni di un uomo senza qualità

Non è difficile da capire ma sembra difficilissimo da dire: quella di Multedo è una protesta di quartiere che è stata gonfiata e strumentalizzata ad arte da elementi del nuovo gruppo di potere che governa la città in regione e in comune che hanno trovato terreno fertile per portare avanti le posizioni xenofobe e razziste che caratterizzano i loro partiti d’appartenenza.

Il problema è che tali posizioni hanno attecchito con estrema facilità e, temo, attecchiranno ancora, in una periferia che non è particolarmente sofferente rispetto ad altre zone della città ma che ha patito, per anni,  l’indifferenza delle istituzioni.

Perché la politica a Genova, di destra o di sinistra, è sempre stata attenta al centro cittadino, abbandonando a sé stesse le periferie che sono, inevitabilmente, diventate crogioli di emarginazione  e malessere sociale.

Ovviamente una strumentalizzazione comporta due attori: chi strumentalizza e chi si lascia strumentalizzare, quindi nessuno può sentirsi assolto per quello che è successo, continua a succedere e succederà ancora, perché io sono certo che Multedo sarà solo l’inizio.

La risposta fatta di presidi, manifestazioni più o meno provocatorie, comunicazioni ben attente a non scontentare in particolare una sinistra che ha tenuto un atteggiamento imperdonabilmente ambiguo sulla questione, mostra che non si è ben compresa la questione che è principalmente culturale e necessita di ben altre risposte .

Genova è una città vecchia, con tassi di disoccupazione giovanile altissimi, che è come dire che la paura e la rabbia sono le leve da spingere per ottenere il consenso. Genova è anche una città straordinariamente povera dal punto di vista culturale, dove si dibatte se bisogna vendere alcool o no il sabato sera invece di discutere di centri di aggregazione, biblioteche, nuove scuole in periferia, alternative alla logica massificante dei centri commerciali.

Ho un ex alunno neofascista. Non l’ho eliminato dai contatti, nonostante porti avanti tesi con cui sono in totale disaccordo, perché ho sempre insegnato ai ragazzi che non ci sono strade giuste o sbagliate, quello che conta è scegliere con la propria testa da che parte stare e potersi guardare la mattina allo specchio serenamente.

Per quel che ne so, lui lo fa: ha un lavoro onesto, era un bravo ragazzo e presumo lo sia rimasto, sta con una bella ragazza. Ma è stato indottrinato, ed è stato indottrinato bene, con un miscuglio di stupidaggini, mezze verità e distorsioni storiche che hanno

attecchito e attecchiscono facilmente su chi, non me ne voglia, non ha una grande frequentazione con le pagine dei libri.

E’ come se chi gli ha messo in testa tante corbellerie, avesse studiato a memoria La fabbrica del consenso di Chomsky e, in particolare, i capitoli riguardanti la costruzione del nemico, la sua diminuzione di umanità.  Affermare ad esempio che dei premi Nobel hanno affermato che i neri sono inferiori dal punto di vista razziale è certamente un’idiozia ( le razze non esistono), ma è anche una mezza verità. John Watson, che insieme a Crick scoprì il Dna e vinse il premio Nobel, è un noto razzista, teorico della supremazia della razza bianca, come era un cultore dell’eugenetica un altro premio Nobel, Konrad Lorenz. Quindi al ragazzo è stata raccontata una parte di verità, quello che hanno omesso di dirgli è che Watson è stato confutato scientificamente da centinaia di studi ed è personaggio messo alla berlina dagli accademici di tutto il mondo, così come Lorentz ha scelto dopo il nazismo di dedicarsi all’etologia di cui è diventato il padre.

Questi ragazzi noi li abbiamo persi. La mia generazione, quella dei cinquantenni  più o meno liberal, è stata peggio che una generazione di cattivi maestri: è stata una generazione di indifferenti, tesa al successo personale, all’affermazione, alla scalata, sempre più disinteressata agli altri.

Evidentemente nessuno ha fatto leggere a questi ragazzi La banalità del male, o gli ha spiegato le teorie di Renè Girard, nessuno gli ha fatto vedere quanto Marcuse avesse visto lontano e che il pensiero liquido di Baumann finirà per trasformarli in vittime della loro stessa sicurezza, caso mai avvenisse quel cambiamento europeo che loro auspicano. Abbiamo fatto terra bruciata dei nostri valori e altri sono stati più abili.

Cosa possiamo fare adesso che sono maggioranza?

Recuperare quello che siamo stati, ritrovare l’energie delle idee e il coraggio di pensare agli altri, lavorare onestamente e nel miglior modo possibile, perché il lavoro ben fatto è l’unica arma che abbiamo in mano. Dobbiamo tornare a non essere sicuri di niente, a chiederci perché, a non pensare di avere tutte le risposte in mano e a metterci sempre nei panni di chi la pensa diversamente.

Il razzismo e il pregiudizio si combattono confutandoli con solidi argomenti, in tutti i luoghi possibili, dai posti di lavoro agli autobus pieni.

Penso con un certo raccapriccio alla legge sullo Ius soli: dare la cittadinanza a chi è nato e ha studiato in Italia è un diritto talmente banale che sembra quasi assurdo non sia ancora legge dello Stato, eppure  la gente fa confusione e non capisce perché, quegli stessi che dovrebbero esserne promotori, non capiscono e fanno confusione, figli di una politica che ha rottamato la cultura e ha scelto la demagogia e il populismo, che ha dimenticato il ruolo educativo che deve avere la politica e ha scelto invece la via della mimesi con gli istinti peggiori dell’uomo della strada.

Ecco, è questa cultura semplicistica,. questa desolazione etica che ha prodotto l’ascesa della destra, non di una destra democratica ed europea ma di una destra cupa, xenofoba, campanilista, figlia della peggiore tradizione politica del nostro sciagurato paese. Una destra senza cultura e senza maestri e, per questo, ancora più spaventosa.

Dobbiamo tornare a parlarci, dobbiamo tornare a confrontarci con la realtà, non solo con la nostra realtà. prima che la notte arrivi e ci trovi impreparati e colti da imperdonabile stupore.

Genova muore a Multedo

Qualche tempo fa in via XX Settembre, in pieno centro città, si radunò davanti a un palazzo un centinaio di persone che portavano delle bottiglie d’acqua. Avevano tagliato l’acqua a un gruppo di immigrati ospitati in quel palazzo e tanti genovesi hanno detto no, questo è troppo. A scuola, alcuni miei alunni mi videro sul giornale, c’eravamo anch’io e mia moglie tra quelle persone, e mi chiesero cosa era successo. Quando terminai il mio racconto, una ragazzina ecuadoriana disse: “ Dobbiamo fare qualcosa anche noi, non è giusto, ci dica cosa possiamo fare”.

Potrei concludere qui quest’articolo sulla vergognosa vicenda di Multedo, una vicenda di razzismo pregiudiziale e scaricabarile politico, potrei concludere dicendo che grazie a Dio, i ragazzi sono meglio di noi. Anche quelli stranieri.

Quella è stata l’ultima occasione, non accadeva da tempo, in cui mi sono sentito orgoglioso di essere nato casualmente in questa città. Dopo lo sgombero del campo rom con miei alunni annessi nel quartiere  in cui lavoro, sgombero necessario e sacrosanto, effettuato nel peggiore dei modi possibili, per calcolo politico, dopo questa vicenda di Multedo, torno ufficialmente a essere quello che sono sempre stato: un figlio di emigranti, operai, senza terra sotto i piedi e senza bandiere da sventolare.

A Multedo muore la Genova operaia e solidale, la gente pronta a compattarsi per gli oppressi e i diseredati, la Genova antifascista, medaglia d’oro della Resistenza, la Genova che scende in piazza contro il congresso dell’Msi, la Genova che segna la strada, quella che nel 2001 insulta I picchiatori in divisa, la Genova operaia e internazionalista, la Genova di don Gallo e don Prospero, dei preti di fabbrica, la Genova che piange Guido Rossa e dice no alla violenza.

Io abito a Pegli, cinque minuti da Multedo e in quindici anni, non ho mai sentito di un fatto di cronaca che avesse come protagonista uno straniero. Mafiosi che vivevano nel quartiere, si, omicidi in odore di  mafia, si, scontri tra figli dei quartieri dormitorio delle  colline, sì.

Multedo ha i suoi problemi, i problemi di una città morta, dove i giovani non hanno prospettive e si chiudono le fabbriche, dove i problemi restano immutati e irrisolti da decenni, dove la politica fa promesse che non mantiene mai.

Anche Cornigliano ha i suoi problemi, è il quartiere dove lavoro da quando vivo a Pegli.  A Cornigliano sedici anni fa, di stranieri ne arrivavano a centinaia, siamo passati dal trenta per cento di stranieri nelle scuole al sessanta per cento di oggi. Ricordo discussioni, tensioni, problemi, fraintendimenti, ma mai levate di scudi aprioristici e ingiustificati contro persone che arrivavano da lontano.

Molto, moltissimo, per la condivisone di percorsi comuni, integrazione è parola che detesto, ha fatto la scuola, prima le maestre e i maestri, infaticabili, impagabili per la loro fantasia e il loro impegno quotidiano, poi i professori della scuola media, i miei maestri, persone che non andavano in televisione parlando di “splendide esperienze con gli stranieri”, come va di moda oggi in tv e sui giornali, ma le esperienze le facevano sul campo, ogni giorno, senza lamentarsi. Continuiamo a lavorare così, in silenzio, senza avere l’onore di prime pagine e servizi televisivi, perché riteniamo che lavorare così faccia parte dell’etica del nostro lavoro.

Mi chiedo: perché Cornigliano, disastrata, avvelenata per decenni dai fumi dell’Italsider, quindici anni fa andava bene e Multedo, oggi, non può accogliere sessanta persone? Perché certi quartieri sì, e altri no?

Ma soprattutto mi chiedo quale insegnamento danno ai loro figli quelle persone che manifestano il loro odio pubblicamente verso altre persone che non conoscono, di cui non conoscono le storie e le aspettative?

Mi spiace, so di essere impopolare, ma queste persone, per me, non hanno giustificazione. Qui si parla di umanità, pura e semplice e il fatto che i profughi verranno ospitati in una struttura della curia rende tutto solo un po’ più triste, un po’ grottesco. Non c’entra niente la politica, né il mio essere cattolico: si tratta di una questione etica.

E veniamo all’atteggiamento della politica. Il Pd, sempre più spostato a destra, che a Genova offre una delle sue versioni più penose, tace. Anche perché la sinistra ha senza dubbio la colpa di non aver risolto il problema epocale dello spostamento del petrolchimico da Multedo, quello sì, problema serio che meriterebbe barricate.

La nuova giunta, salita anche grazie alle tendenze xenofobe della sua maggioranza, lascia la patata bollente al prefetto, nella migliore tradizione della vecchia politica. Da quando il nuovo sindaco si è insediato, abbiamo sentito tante chiacchiere, assistito a nomine ai confini della realtà, ma visto pochissimi fatti e, quei pochi, irrilevanti.

Ecco io credo che anche la politica dovrebbe porsi un problema etico: l’odio non giova a nessuno, l’odio cieco, ancor meno, anche perché l’obiettivo può cambiare a seconda del momento e a quelli a cui conviene oggi può non convenire più domani. La politica dovrebbe educare al rispetto del dettato costituzionale che parla di uguaglianza  e condanna del razzismo e delle discriminazioni.

Purtroppo, Multedo è lo specchio di un paese senza direzione e senza valori di riferimento, la guerra tra poveri è l’inevitabile conseguenza della guerra al buon senso e all’ integrità combattuta e trionfalmente vinta dai nostri politici negli ultimi anni.

“La speranza è nei prolet”, recitava Orwell, la speranza è negli ultimi, in quelli che si rimboccano le maniche e ogni mattina, lavorano duro per portare a  casa il pane.

Ci abbiamo creduto in molti a quelle parole, purtroppo, oggi, dobbiamo accettare il fatto che la speranza, se c’è ancora, è altrove.

Miserie in ordine sparso.

A volte di una tragedia sono i particolari che ci colpiscono, stranamente  e impietosamente, se volete. Così della storia della ragazzina uccisa dall’ex compagno della madre mi è rimasto impresso il fatto che la donna abbia esternato la sua rabbia su Facebook.

Com’è possibile? Sparano in faccia a tua figlia, uccidono tua figlia e tu trovi il tempo per postare su Facebook e rilasciare interviste alla tv?

Siamo arrivati alla socializzazione del dolore e sarebbe da studiare, per capire se si tratta di un mezzo per sterilizzare le emozioni, renderle accettabili se condivise con altri, in qualche modo alleggerirne il peso facendole in piccoli pezzi e distribuendoli al mondo oppure se, come temo, progressivamente, stiamo perdendo la capacità di vivere emozioni autentiche, con tutto quello che questo comporta in termini di elaborazione del lutto e reazioni smodate, ad esempio, di fronte a un comune fatto della vita come un abbandono.

Il ragazzo che uccide l’ex fidanzata e fa le boccacce alla gente che grida improperi contro di lui, è l’immagine simbolo della scomparsa del senso di colpa. A furia di coccolare, blandire, incoraggiare i giovani, abbiamo fino per deprivarli di quel deterrente giudaico cristiano,a volte devastante ma spesso salutare, che ha segnato tutti quelli che hanno più o meno la mia età. LI abbiamo lasciati soli, senza una bussola, e l’esagerato investimento emotivo nei rapporti interpersonali, vissuti senza mezze misure, con un dannato spirito di possesso, è il risultato.

Vedo quotidianamente genitori giovani, brave persone, preoccupate per i figli, che non comprendono che se la colpa non comporta nulla, se la trasgressione non viene sanzionata in modo severo, non c’è colpa. E’ un discorso difficile da fare in una società in cui si confonde la comprensione con la giustificazione, in cui a sentirsi in colpa sono i genitori e non i figli, in cui psicologi, pedagoghi  ed  esperti vari, propongono ricette preconfezionate di assoluzione aprioristica di certi comportamenti avallandoli nei fatti.

Così finiamo per perdere il senso di quello che conta davvero e accettiamo tutto: il ragazzino figlio di papà che dà fuoco al barbone, le ignobili insinuazioni su due turiste stuprate da due carabinieri, le assoluzioni dei politici corrotti, le manifestazioni contro i negri, le ignobili forzature quando gli stupratori sono stranieri, gli ignobili titoli di giornale. Ci culliamo nell’illusione che questa si libertà, democrazia, parole che hanno perso significato in una società in cui nessuno vuole essere veramente libero, per questo comporterebbe assumersi delle responsabilità.

La notizia che più mi ha amareggiato è stata la riunione dei cittadini di Multedo, un quartiere operaio della periferia genovese, contro l’arrivo di sessanta profughi da ospitare in un ex asilo dismesso. In particolare, mi hanno colpito i commenti di giovani e arroganti radical chic in carriera politica che fingono di tutelare e difendere gli interessi del quartiere per avallare il proprio razzismo e quello dei propri concittadini.

Parole che suonano come musica alle orecchie di una giunta di estrema destra che si trova inaspettatamente in sintonia con la pancia di molti cittadini in una città che ha scritto pagine epiche della Resistenza. Parole che suonano come un de profundis per la Genova in cui sono cresciuto, una città capace di alzare la testa e i pugni chiusi in difesa di chiunque fosse umiliato ed offeso, la città di don Gallo, la città degli operai che, molte volte, ha segnato il tempo ai governi e la linea al paese. 

Il mio non è un discorso ideologico, come potrebbe sembrare. Anni di giunte rosse hanno portato alla creazione di comitati d’affari da sagra paesana e bloccato le possibilità di sviluppo di una città vecchia, decadente, abitata per lo più da anziani e incapace, oggi, di ritrovare un briciolo di quella superbia per cui era conosciuta nel mondo.

Ma malgrado le speculazioni, gli scandali, i padrini e feudatari politici, quando arrivava il momento la città si univa e si muoveva come un solo uomo. Non è più così e personalmente, con le mie origini siciliane e il questo non sentirmi più a casa nella città dove sono nato, mi sento sempre più profugo anch’io, migrante nell’anima in cerca di un  porto dove gli uomini sono ancora uomini e non bisogna continuamente insegnare ai ragazzi che siamo tutti diversi, siamo tutti coloured, a seconda di dove andiamo e di quelli con cui ci rapportiamo, che i colori non esistono, sono una rifrazione della luce, che le razze non esistono, ecc.

Non è colpa della politica, è colpa nostra, del nostro benessere costruito sulle miserie degli altri, della nostra profonda ignoranza e del compiacimento della nostra ignoranza. La politica disgustosa di questi tempi è solo specchio della società disgustosa che abbiamo contribuito a creare.

E sto esternando su un social anch’io, maledizione.

Traiettorie di vite cadenti

Quando ero ragazzo li potevi incontrare ovunque: nei portoni, barcollanti per strada, gli sguardi vuoti persi nei loro sogni chimici. I drogati erano i paria, scomode prove più o meno viventi che no, il nostro non era il mondo migliore possibile. Li disprezzavano tutti; quelli che contestavano la società e non riuscivano a comprendere che, per quanto nichilista e atroce, anche la loro era una protesta, l’urlo silenzioso di chi si sente fuori posto, e i moderati, i perbenisti, spaventati dalla diversità, timorosi del contagio, ben chiusi dietro il muro dei loro pregiudizi.

L’abbiamo incontrata tutti la droga, chi ha avuto la fortuna di scansarsi e lasciarla passar,e sa che è stato solo un caso: la mia, che allora ero un ragazzo di periferia solitario e spesso malinconico, è una generazione di reduci da una guerra non dichiarata che ha seminato e continua a seminare vittime nell’indifferenza di tutti.

Sembrava che tutti i problemi di ordine pubblico e di sicurezza fossero colpa dei tossici: così abbiamo riempito le carceri. I tossici sono sempre lì, ma non li vediamo e li sentiamo poco, continuano le loro traiettorie di vite cadenti, discreti e ignorati.

Poi sono arrivati i rom. La loro percentuale sulla popolazione totale è talmente ridicola che sembra assurdo citarla, eppure anche loro sono stati il problema.  Stavano e stanno sulle palle a tutti i rom: non si lavano schiavizzano le donne, rubano, i soliti luoghi comuni, la solita costruzione del nemico che quel comunista di Chomsky ha analizzato quarant’anni fa. Forse gioca il suo ruolo anche l’invidia per quel vivere misterioso e abusivo, seguendo leggi che non conosciamo, così distanti dalla logica del migliore dei mondi possibile. Hanno cominciato a sgomberarli, vantandosi di aver distrutto con le ruspe le loro case, come accadeva nei ghetti sudafricani, come accade nelle favelas o in tutti i luoghi dove cercano di tirare avanti gli abusivi della vita.  Poco importa se, sgomberandoli, si sdradicavano anche i bambini dai quartieri e dalle scuole dove stavano imparando che si poteva vivere anche in un altro modo, che il loro destino poteva non essere quello del campo. Poco importa se veniva violato il loro diritto costituzionale allo studio e vari altri. Continuano a farlo, nell’indifferenza di tutti, è o non è il migliore dei mondi possibile?

Oggi ci sono i migranti. Se dovessimo sgomberare gli abusivi italiani da tutti i quartieri delle periferie, dallo Zen di Palermo, da Scampia, dai quartieri dormitorio di Milano, Genova, Torino, sarebbe un vero inferno: manganellate come   pioggia d’autunno. Invece un palazzo occupato da anni, sgomberato con una violenza improvvisa e fuori luogo a Roma, diventa l’ennesimo terreno di scontro tra buonisti e razzisti.  I buonisti sono quelli che credono che essere umani abbia ancora un senso.

Lo Stato italiano ha deciso che è elettoralmente e politicamente più comodo mandare i migranti a morire nell’inferno libico invece che razionalizzare l’accoglienza. Il ministro Minniti ha deciso che conta più la pancia razzista di un paese che ormai ha perso qualsiasi residuo di vergogna e dignità, piuttosto che l’etica e la pietà. Perché veniva messa in crisi la tenuta democratica del paese. Così ha detto. E ha messo in condizione di non poter prestare la loro opera quelli che gli esseri umani sentono il dovere di salvarli.

Chi ha la mia età ha visto il terrorismo, nero e rosso, le bombe di Milano e di Brescia, quelle sui treni e quelle di Bologna, ha visto un valente avvocato far scagionare dei killer mafioso dando della pazza alla madre della vittima e poi diventare presidente della repubblica e fare le corna durante una visita ai malati di colera nella sua città, ha avuto notizia di due golpe falliti, ha vissuto il rapimento di un presidente del consiglio lasciato morire perché era meglio così, ha sentito di un banchiere che si è impiccato da solo, come un equilibrista, sotto un ponte a Londra,  ha visto la mattanza di Palermo e sentito il fragore di Capaci, ha accolto con rassegnazione l’altro frastuono, quello che ha dilaniato Borsellino e la sua scorta, ha visto la P2, Gladio, depistaggi di ogni sorta, un aereo cadere nel mare e restare sommerso dalle menzogne, un anarchico volare dalla finestra, ha visto pestare manifestanti pacifici dai poveri polizotti che si beccano di tutto mentre dormivano e altri costretti, dai poveri poliziotti di cui sopra, a cantare in una caserma canzoni fasciste, ha sentito una povera poliziotta dire “uno l’abbiamo fatto fuori” parlando di un ragazzo morto, ha visto scandali di ogni tipo, politici riciclati, un presidente del consiglio con un palazzo di troie a disposizione.

Ecco, io penso che siano cose  come queste a mettere in pericolo la tenuta democratica, per altro sempre piuttosto labile, del nostro paese. Ma il ministro Minniti, probabilmente, queste cose non le sa: fa parte di un governo giovane e la storia è roba da rottamare.

I migranti vengono benissimo per raccogliere la frutta e verdura nei campi, frutta e verdura che finisce sulle tavole imbandite delle signore bene che tengono alla linea e si lamentano dei neri che le infastidiscono chiedendo la carità davanti al supermercato.

Vengono benissimo quando devono lavorare in nero nell’edilizia. Se muoiono, spariscono, tanto c’è sempre qualcuno pronto a sostituirli.

Vengono meno bene se chiedono giustizia e lavoro. Anzi, danno proprio fastidio. Come davano fastidio gli italiani quando all’inizio del secolo scorso e poi a metà del secolo scorso e poi un po’ più della metà del secolo scorso, facevano esattamente la stessa cosa.

Oggi sono gli africani che stuprano le donne, perché sono selvaggi, è la loro natura, ieri erano i romeni, idem. In realtà, a stuprare le donne, dargli fuoco, sfigurarle con l’acido, pestarle, sono gli italiani, sette volte su dieci parenti e amici. Questo se consideriamo le denunce effettive che sono solo la punta dell’iceberg.

Seicento morti sul lavoro dall’inizio dell’anno, nuovi licenziamenti ogni giorno, le mafie che hanno in mano metà paese: tutti a prendersela con l’Isis e nessuno che si cura di quindicimila persone, tanti sono i mafiosi ufficiali, che gestiscono traffici di droga, di armi, di esseri umani e sono ormai diventati una parte integrante dell’economia del nostro paese. Disoccupazione in aumento, nonostante l’Istat, che considera posti di lavoro anche quelli di chi lavora un’ora a settimana, la droga che sta tornando ad avvelenare i nostri ragazzi, il welfare fatto a pezzi da una politica di macelleria sociale che non accenna a finire, periferie allucinanti e dimenticate in ogni città, infrastrutture insufficienti ovunque, corruzione diffusa capillarmente in ogni settore eppure il problema in grado di mettere in crisi la tenuta democratico dello Stato sono poche centinaia di migliaia di migranti, molti meno di quelli di cui avremo bisogno nei prossimi anni, se vorremo continuare a esistere come paese.

Qual è il male, dov’è il problema, cosa fa scattare il razzismo, la guerra tra poveri? Forse ci stiamo solo evolvendo, forse a furia di scaricare la colpa sugli altri, a furia di arrestare drogati, sgomberare rom, bruciare barboni, spingere omosessuali al suicidio, stiamo finalmente assumendo la forma che ci è più congeniale: quella dei mostri. E quando saremo tutti mostri, indifferenti e pieni di odio a tal punto da mangiarci l’uno con l’altro, ci renderemo conto che forse no, non è il migliore dei mondi possibili.

Mi sento straniero in casa mia

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Le  immagini dello sgombero di Roma sanno, purtroppo, di deja vu per chi era a Genova nel luglio 2001. Poliziotti che pestano persone inermi, tutto già visto, solo che questa volta sui social il plauso per quello che è successo ieri, è quasi unanime.

Ancora una volta, come in occasione dello sgombero del campo rom di Cornigliano, a Genova, pochi mesi fa, sono stati violati i diritti dei bambini, diritti sanciti non solo dalla costituzione ma da parecchi trattati internazionali che, evidentemente, nessuno ha fatto studiare ai poliziotti.

Quest’estate ha visto tornare, e non venitemi a dire che la democrazia non è in pericolo, lo spettro del fascismo nel paese in cui, ricordiamolo, il fascismo è nato, prima del nazismo. La svolta a destra dell’attuale governo, con il sostegno di buona parte della popolazione, è una realtà che solo chi non vuol vedere può mettere in dubbio.

Prima gli attacchi alle Ong, che sono certo si riveleranno del tutto ingiustificati, lo sporco accordo con la Libia, il tam tam della stampa compiacente su un allarme invasione che non esiste, il provvedimento sul decoro dei centri urbani, che sembra fatto apposta per tranquillizzare i bravi borghesi che abitano le loro comode case del centro, e furono proprio i borghesi, lo ricordo, ad appoggiare in massa il fascismo, adesso le botte ai migranti.

Nel mezzo, i crolli di Ischia, il solito blablabla sugli attentati, le solite sparate estive su una scuola pubblica che, è evidente, lo Stato ha deciso di dismettere, e poi il nulla: nessun decreto che possa tamponare la piaga del lavoro nero, incapacità totale del governo di porre freni ai licenziamenti che, grazie anche a Renzi, si diffondo a macchia d’olio in tutta la penisola, nessun decreto d’urgenza per la messa in sicurezza idrogeologica del paese, le mafie tacciono, la corruzione pure, i Cinque stelle stanno diventando più razzisti di Salvini e più inutili della Meloni, finito di pestare gli immigrati tutti i problemi si risolveranno.

Cosa racconterò ai miei ragazzi quando riprenderà la scuola se mi chiederanno cosa sta succedendo in questo paese? Molti di loro sono stranieri, probabilmente impauriti e preoccupati. Io, per abitudine, non mento ai ragazzi e non me la sentirei in questo momento di tranquillizzarli, di dirgli che non c’è problema, che potranno continuare a venire a scuola tranquilli. Perché davanti a certe derive nessuno è tranquillo.Perché oggi sono gli stranieri, domani gli operai e non serve dare la colpa ai poliziotti, che sono ragazzi che svolgono il proprio lavoro, che sono stati addestrati e indottrinati a fare quello e nessuno gli ha spiegato che, prima di ogni dovere, dobbiamo rendere conto alla nostra coscienza.

Mi sento straniero in questo paese razzista, io, genovese per caso, siciliano nell’anima senza terra sotto i piedi, con tutti i libri che ho letto, con le storie che conosco, con la Storia che studio e insegno, con il mio impegno civile, mi sento inadatto ad affrontare questa marea di odio che sembra salire, mi sento, quando faccio certi discorsi in classe, come il ragazzo della diga di Harlem, che cerca di tappare i buchi con le sue piccole dita.

Mi sento un estraneo nella mia città, mi sembra di essere piombato in mezzo ai Borg e chi non capisce la citazione, si guardi Star Trek, mi sembra che si stia passando dal pensiero liquido al pensiero unico, il peggiore di tutti i pensieri, il più funesto, il pensiero che ancora odora del fumo dei campi.

E questo sarebbe il paese che pochi anni fa si indignava perché nella Costituzione europea non c’era accenno alle comuni origini cristiane? DI quale cristianesimo stavano parlando allora i nostri Soloni? Di quello bigotto e colluso dello Ior e dei preti che fermano la processione di fronte alla casa dei boss, del Vaticano degli scandali, dei sussurri e grida, dei preti pedofili  o di quello dei don Puglisi e dei Romero, dei teologi della Liberazione e di padre Zanotelli? Ma perché tanta gente va a messa la domenica se poi si comporta per sei giorni alla settimana in modo diametralmente opposto a quello che significa essere cristiani? Forse è arrivato il momento che a catechismo vadano anche i grandi, a imparare a memoria la dottrina sociale della Chiesa.

E questo sarebbe il paese governato dalla sinistra? Ma chi appoggia questa accozzaglia di balordi sa cosa significa essere di sinistra, quanto costi essere di sinistra? Più o meno lo stesso prezzo che sosta essere un buon cristiano e non un bigotto.

Mi sento un estraneo in un paese senza memoria, senza rispetto, senza più un briciolo di dignità, che si crogiola nella sua ignoranza, nella sua televisione spazzatura, nei suoi talk show fasulli, pieni di sepolcri imbiancati e filosofi da bar, la cui unica religione è la partita della domenica, i cui unici valori sono il sesso (meglio se extraconiugale per ammazzare la noia) e il potere (meglio se facendo le scarpe agli altri), un paese di corruttori e di corrotti, un paese con una enorme massa di collusi.

So che molti provano questo senso di straniamento e l’illusione che, passata questa maledetta estate, la pioggia laverà la vergogna di questi giorni. Ma non è così, la pioggia porterà alluvioni, devastazioni, vittime e altri pestaggi, per fare finta che non sia successo niente.

A proposito: il clima non sta cambiando, l’aridità di questi giorni, il caldo soffocante, le coltivazioni che inaridiscono non sono dovuti all’inquinamento. Sono le scie chimiche.

I valori traditi

Nel mondo del potere, dove è il grande capitale ad armare la mano degli assassini, ha ben poca importanza chi è stato delegato a uccidere.

Leonardo Sciascia, intervista a Le Nouvel Observateur , 1978

Dopo l’attentato di Barcellona sui social si è scatenata la solita cagnara:chi invitava al buon senso e alla calma, i vituperati buonisti, cioè quelli che cercano di ragionare sui fatti, chi incitava a una guerra santa contro un miliardo e ottocento milioni di islamici, la stragrande maggioranza dei quali pacifici e innocenti, chi invitava a un comodo silenzio per rispetto delle vittime.

Ecco, più che i razzisti e i fascisti, che sono la prova provata di come l’evoluzione possa anche recedere, a volte, ho trovato particolarmente stucchevoli questi ultimi. Non credo, infatti, che il silenzio sia il modo migliore per rispettare le vittime, credo anzi che sia il modo peggiore.

La mia opinione è che oggi più che mai bisognerebbe riempire le piazze e chiedere la verità su tanti, troppi lati oscuri che le vicende legate al terrorismo di matrice islamica si portano ormai dietro. In realtà, le risposte le abbiamo, da decenni, le abbiamo sempre avute sotto gli occhi. Abbiamo anche nomi e cognomi, o almeno diceva di averli Pasolini, forse per questo ci ha rimesso la vita.

A essere in crisi, a dover essere cambiato, a necessitare di una svolta radicale sono proprio quei valori e quello stile di vita che molti su Facebook affermano con orgoglio di voler difendere.

A una analisi superficiale, sembra legittimo il desiderio di difendere la libertà di parola, di opinione, di stampa, la democrazia e blablabla, ma se andiamo a fondo, solo un pochino, senza esagerare, senza neanche rispolverare i filosofi marxisti che mi sono cari e che alla fine degli anni sessanta avevano previsto tutto (Adorno, Marcuse, Sanguineti) o quei pochi scrittori, a me altrettanto cari, che avevano visto ancora più lontano ( uno su tutti: Leonardo Sciascia), ci renderemo conto che il modello di sviluppo, l’architrave su cui si fonda quel sistema di valori, li tradisce nelle sue fondamenta. Ecco che la libertà è permessa dal fatto che esistono popoli soggetti a dittature che devono essere sottomessi affinché l’Occidente possa depredarli agevolmente delle materie prime, la libertà di parola, di opinione e di informazione presuppone che i popoli di cui sopra, non tanti, i tre quarti dell’umanità, ne siano privi per evitare che denuncino il furto perpetrato ai loro danni, la democrazia, più o meno libera, più o meno controllata e assai ci sarebbe da dire al proposito, presuppone l’oppressione di altri.

Il nostro è un sistema di valori che si basa sullo spreco, sul consumo, su una psicotica rincorsa a un’affermazione individualista autoreferenziale che comporta lo schiacciare tutto e tutti pur di arrivare.

Il nostro è un sistema di valori basato su un modello di sviluppo in crisi e cosa c’è di meglio, in un momento di crisi, che schiacciare il pulsante della paura, agitare lo spettro della perdita di quei valori basati sulla miseria di tanti, creare, armare e sviluppare un comodo capro espiatorio?

Non vorrei che qualche imbecille pensasse che sto giustificando il terrorismo: aborro come uomo di sinistra e cattolico, l’uso della violenza da qualunque parte, sia che si tratti degli attentati dell’Isis, sia delle bombe sganciate dai droni americani, sto solo tentando di applicare la logica per provare a capire cosa sta succedendo.

Dati di fatto:

– l’Isis è una creatura degli americani, un esperimento di laboratorio che gli è sfuggito di mano. Gli capita spesso, vedi Talebani. Non sto farneticando, basta leggere i documenti ufficiali o, se preferite qualcosa di più leggero, Noam Chomsky o l’ultimo premio Pulitzer.

– Assad era cattivissimo, poi è diventato l’ultimo baluardo contro l’Isis, adesso non se ne parla più e contro l’Isis combattono, suonandogliele di santa ragione, i Curdi, facendo incazzare Erdogan, che cattivo, cattivissimo lo è davvero ma fa tanto comodo all’Europa per via dei rifornimenti energetici e quindi si può passare sopra a quella piccola questione dei diritti umani, agli attivisti di Amnesty international imprigionati, anzi, imitiamolo: fermiamo quelle teste di cazzo di Ong che invece di pensare a fottere e arricchirsi come tutti, aiutano masse di diseredati che in questo momento di crisi economica non ci vengono utili, domani chissà, manodopera a costo zero può sempre servire.

– Dall’11 Settembre quando Al Khajda sferrò un colpo micidiale agli Stati Uniti, e molto, moltissimo ci sarebbe da dire ed è stato detto, basta leggere, abbiamo assistito a una progressiva involuzione militare del terrorismo islamico, almeno in Europa. Siamo passati da una perfetta strategia militare, quella che ha permesso le stragi di Parigi, ad attentati rozzi, violenti ma grossolani, compiuti da sbandati che non sono fanatici religiosi ma sociopatici addestrati e spinti al suicidio. Strano. Le Brigate rosse non cambiarono mai strategia e modus operandi, così la RAF in Germania, ecc. Il terrorismo comporta una certa ritualità e ripetitività nei modi e negli atti, giustificata dal fatto che raramente, quando non è eterodiretto, è guidato da menti eccelse.

– L’Isis è allo stremo, basterebbe pochissimo per disperdere le poche migliaia di fanatici che ancora la compongono e liberarsi per sempre di una organizzazione che non è radicata nel mondo islamico, che sin dalla sua comparsa si è dissociato dal suo modo di operare, in particolare dall’uccisione indiscriminata di innocenti, che il Corano considera peccato. Anche se ai media occidentali fa comodo affermare il contrario. Basterebbe pochissimo per sconfiggerli ma USA e Russia stanno giocando la loro partita in Siria, nazione necessaria per arrivare al petrolio come è necessario l’Afghanistan per arrivare alla prossima guerra a cui tutti saranno chiamati a partecipare: quella contro l’Iran, la più grande riserva di petrolio della terra. Siccome non si sa mai come possono andare certe cose, gli americani nel frattempo cercano di mettere le mani sul Venezuela, usando una stampa compiacente e il silenzio dell’Europa.

Di che valori parliamo, signori miei? Quelli della rivoluzione francese sono stati traditi col Terrore, neanche il tempo di essere enunciati. Da allora l’Europa si è resa responsabile di due guerre mondiali, di genocidi, di un neocolonialismo spietato che ha ridotto in miseria quei popoli a cui oggi chiudiamo la porta in faccia, di una sottomissione totale alla logica imperialista degli Stati Uniti tacendo sulle violazioni dei diritti umani in Sud America, in Indonesia, in Africa e tirando fuori la questione solo con Cuba e l’Unione sovietica. L’Europa è attore e complice di questa globalizzazione criminale che ha portato a una diseguaglianza senza precedenti nel mondo, a uno sfruttamento indiscriminato e folle delle risorse naturali, a mutamenti climatici di cui presto subiremo le conseguenze. Di che valori parliamo?

Il problema chiave dei prossimi anni è il terrorismo, sentenziano i giornali, gli esperti, i politici con le loro facce contrite. La disoccupazione, la povertà in aumento, la povertà etica di gente che non trova nulla di meglio che scagliarsi contro chi è più povero e più indifeso per sfogare le proprie frustrazioni, l’abbassamento del confronto politico a livelli pre fascismo, i nuovi populismi, che del fascismo hanno molto, l’odio nuovo verso chi cerca di essere solidale e cooperativo, la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori, la riduzione della scuola a bacino di manodopera gratuita per gli imprenditori, l’informazione drogata e distorta, ecc.ecc.? Il problema chiave è il terrorismo, tu
tto il resto è noia.

Ma di quali valori parliamo?

Italiani veri

Gradirei sapere chi sono gli italiani veri per quegli albergatori, affittacamere, ecc,, che hanno rifiutato di fornire il loro servizi (violando, per inciso, qualche legge, perché il razzismo, in questo paese, è ancora reato, per ora) a coppie di colore.

Sono Italiani veri quel cinquanta per cento di evasori fiscali responsabile del carico fiscale esagerato di chi le tasse le paga onestamente o perché ci è costretto essendo lavoratore dipendente?

Sono italiani veri quegli imprenditori edili che non solo evadono le tasse ma fanno lavorare la gente nero fregandosene delle norme di sicurezza, tanto, specie se stranieri, se succede qualcosa chi protesta?

Sono italiani veri quelli che costruiscono le case con la sabbia?

Sono italiani veri quelli che acquistano materiale scadente negli ospedali?

Sono italiani veri quelli che abusano della propria autorità nelle piccole e grandi cose?

Sono italiani veri quelli che ridevano dopo i terremoti?

Sono italiani veri i bravi padri di famiglia che ogni notte frequentano le signorine straniere che lavorano come schiave sulle nostre strade e di giorno inveiscono contro l’invasione degli immigrati?

Sono italiani veri i mafiosi, i collusi, la zona grigia, quelli che sanno e non  parlano?

Sono italiani veri quelli che cercano le mafie per smaltire rifiuti tossici?

Sono italiani veri tutti quelli che ammazzano, stuprano, picchiano e uccidono le loro donne?

Sono italiani veri gli stimati e insospettabili professionisti che circuivano e violentavano ragazzini a Genova?

Sono italiani veri quelli che stanno dietro al gioco d’azzardo e al riciclaggio di denaro sporco?

Sono italiani veri i caporali, che sfruttano immigrati e no fino a farli morire?

Ecco, gradirei una risposta.

Infami

Infame, semanticamente, è colui che non deve essere nominato,la cui memoria deve essere cancellata, una cosa talmente vergognosa da non poter essere detta.

Per quanto l’aggettivo mi ripugni, per l’uso improprio che ne fanno fanno i mafiosi, non trovo altro aggettivo per definire chi, in questi giorni, sta facendo bassa politica sulla pelle degli ultimi, chi approva e giustifica l’ingiustificabile, chi sui social, quasi sempre con tono saccente, approva, chi, in un paese dove nessuno rispetta le regole, neanche quelle più elementari, improvvisamente si scopre rigido censore e pretende che vengano rispettate le regole da chi salva vite umane, chi non conosce la storia, neanche quella dei propri nonni e grida alla scandalo per similitudini assolutamente corrette, chi non conosce la storia di oggi e urla a un’inesistente invasione, chi dice “ ora è tutto chiaro” processando e condannando a priori, quando non è chiaro nulla, i leghisti, i fascisti e chi, pensandola come i leghisti e i fascisti, è leghista e fascista a sua volta, che appartenga al Pd o ai Cinque stelle, poco importa, chi dà del buonista a quelli che non hanno scordato la loro umanità, chi ritiene assolutamente corretto rimandare nell’inferno delle prigioni libiche centinaia di esseri umani, chi minaccia di togliere la scorta a chi, giustamente, lo ha accusato di essere uno sciacallo che cerca sciacalli, chi li vuole aiutare a casa loro e chi è contento se ne annegano cento in più, chi fa le barricate contro donne e bambini, chi li fa morire sui binari e  chi condanna un uomo vero, chi mangia ogni giorno frutta e verdura raccolta dai neri sfruttati dai caporali e poi inveisce contro i neri, quelli che non possiamo accoglierli tutti ( e infatti, non lo facciamo), quelli che non hanno mai rispettato una legge in vita loro e parlano di legalità, quelli che, adesso sì che le cose vanno come devono, quelli che quando governeranno loro non entrerà più nessuno, quelli che adorano Trump, un cerebroleso alla guida di quella che fu la prima potenza al mondo, quelli che adorano Salvini, un cerebroleso che solo in questo paese di merda può contare qualcosa, quelli che non dicono niente e guardano alla finestra, quelli che hanno paura di esprimere la loro solidarietà e aspettano di vedere se gli conviene.

Questo è un paese infame, con un’informazione infame, politici trasversalmente infami e persone infami.

Un paese senza memoria è un paese senza storia, facevo recitare ai miei alunni qualche tempo fa, al termine di un cortometraggio sul razzismo. Se decidessi di rigirarlo oggi, dovrei fargli dire che un paese senza storia è un paese senza futuro.

Per fortuna, non sono tutti come voi.

E voi sareste di sinistra? E voi sareste cattolici? E voi sareste il nuovo che avanza? Un J’accuse.

Io accuso, da uomo di sinistra, il principale partito di governo  di indebita appropriazione della qualifica di partito di sinistra. Razzisti, opportunisti, trasformisti, sfruttatori e amici di sfruttatori non possono appartenere alla sinistra e il Pd ne è pieno.

Accuso Matteo Renzi di aver dilapidato un patrimonio umano preziosissimo e di essere leone con gli agnelli, uno che fa la voce grossa con le Ong e si cala le brache di fronte a banchieri e multinazionali. Ai tempi del Pci, lui , la Serracchiani, la Boschi, Faraone e compagnia cantante, sarebbero stati cacciati fuori a calci in culo.

Accuso Matteo Renzi, da sindacalista, di aver cancellato molti diritti acquisiti dei lavoratori, di aver aumentato il precariato con la scusa di snellire la burocrazia per quanto riguarda le assunzioni nelle imprese, proposito meritevole, non fosse che è completamente sbilanciato a favore degli imprenditori. Lo accuso inoltre di mentire riguardo il reale senso dei dati Istat sul lavoro, manipolando la realtà non da abile comunicatore ma da grossolano bugiardo che ha presa su una società sempre più grossolanamente ignorante.

Accuso questa governo di aver varato la peggiore legge sulla scuola degli ultimi trent’anni, e ce ne voleva! Di aver trasformato le sale professori in arene e aver gettato nel cesso anni di collegialità, impegno e lavoro comune, spirito di servizio, di buona volontà, demotivandoli e umiliandoli. Lo accuso di aver introdotto principi di selezione anticostituzionali, di voler tornare indietro a una scuola per pochi che tramandi il verbo del potere. In realtà, la scuola svizzera è il suo modello.

Accuso questo governo di essere razzista, di guardare alla pancia della gente come sempre ha fatto il fascismo, di perseguire una politica estera esilarante  se non fosse tragica e una politica europea inesistente. Questo governo ha promulgato leggi ignobili come quella sul decoro dei centri urbani e, con certa magistratura, ha avviato uno scandaloso processo alle streghe sulle Ong, forse perché rivelano la sua incapacità organizzativa e gestionale.

Accuso, da cattolico, tanti pseudo buoni cattolici, baciapile e devoti, che uscendo dalla messa domenicale senza aver capito cosa ha detto il sacerdote, riempiono i social di affermazioni razziste, tacciano di francescanesimo chi richiama quelle virtù che un cristiano dovrebbe possedere di default e criticano il Papa perché banale e semplicista, colpevole di alzare l’indice contro chi si comporta come loro. Sono gli stessi che idolatravano un altro Papa, reazionario e anticomunista, quello che ha messo all’indice la teologia della Liberazione e messo in naftalina la beatificazione dell’arcivescovo Romero, ucciso in articulo dei.

Accuso, come cattolico, molti cattolici di ipocrisia, di doppiezza, di mancanza totale di quei principi etici che un cristiano dovrebbe sempre porsi come obiettivo primario. Voi che inveite contro gli stranieri, che non aprite la porta a chi bussa, che state rinchiusi nel soffocante scantinato delle vostre certezze, che possiate pentirvene. Voi che siete corrotti e corruttori, la palla al piede di questo paese e quella parte di gerarchia cattolica che la pensa come voi, andate al diavolo, letteralmente..

Accuso i Cinque stelle di essere una massa di ottusi, utili idioti adepti di un leader fuori di testa che sta guadagnando soldi a palate con il suo marchio registrato, di essere all’occorrenza razzisti e anti razzisti, di sinistra e di destra, arroganti, supponenti, spaventosamente ed enciclopedicamente ignoranti, irritanti.  Se il nuovo è compendiare tutto quello che è vecchio, grazie, potete andare e farvi cancellare dalla storia. Spiace avervi dato credito per un minuto, ma come dai diamanti non  nasce niente, da un miliardario non può venire nulla di buono per la povera gente.

Ringrazio, come uomo di sinistra e cattolico, le Ong, che salvano vite umane nel silenzio e contro tutti,  i lampedusani, e tutte le persone che operano onestamente nel sociale, occupandosi di quelli di cui non si parla mai perché è comodo non parlarne: i drogati, i barboni, i poveri, gli ultimi di questa società di merda fatta di gente di merda che ha paura di non potersi comprare il prossimo iphone se si salvano dei bambini dalla morte per annegamento. Esprimo la mia solidarietà alla nave tedesca fermata, forse con lo scopo di far morire nel frattempo un po’ di migranti e alleggerire il problema.

Noto che Famiglia Cristiana ( non Repubblica, non Il Fatto quotidiano, casse di risonanza del potere) al riguardo parla di strani intrecci con la destra neonazista europea e un piano per colpire le Ong e impedire l’afflusso ai migranti. Mi chiedo se i buoni cattolici di cui sopra la leggano, Famiglia cristiana.

Questo sfogo non serve a niente, ma mi sento molto meglio.