I valori traditi

Nel mondo del potere, dove è il grande capitale ad armare la mano degli assassini, ha ben poca importanza chi è stato delegato a uccidere.

Leonardo Sciascia, intervista a Le Nouvel Observateur , 1978

Dopo l’attentato di Barcellona sui social si è scatenata la solita cagnara:chi invitava al buon senso e alla calma, i vituperati buonisti, cioè quelli che cercano di ragionare sui fatti, chi incitava a una guerra santa contro un miliardo e ottocento milioni di islamici, la stragrande maggioranza dei quali pacifici e innocenti, chi invitava a un comodo silenzio per rispetto delle vittime.

Ecco, più che i razzisti e i fascisti, che sono la prova provata di come l’evoluzione possa anche recedere, a volte, ho trovato particolarmente stucchevoli questi ultimi. Non credo, infatti, che il silenzio sia il modo migliore per rispettare le vittime, credo anzi che sia il modo peggiore.

La mia opinione è che oggi più che mai bisognerebbe riempire le piazze e chiedere la verità su tanti, troppi lati oscuri che le vicende legate al terrorismo di matrice islamica si portano ormai dietro. In realtà, le risposte le abbiamo, da decenni, le abbiamo sempre avute sotto gli occhi. Abbiamo anche nomi e cognomi, o almeno diceva di averli Pasolini, forse per questo ci ha rimesso la vita.

A essere in crisi, a dover essere cambiato, a necessitare di una svolta radicale sono proprio quei valori e quello stile di vita che molti su Facebook affermano con orgoglio di voler difendere.

A una analisi superficiale, sembra legittimo il desiderio di difendere la libertà di parola, di opinione, di stampa, la democrazia e blablabla, ma se andiamo a fondo, solo un pochino, senza esagerare, senza neanche rispolverare i filosofi marxisti che mi sono cari e che alla fine degli anni sessanta avevano previsto tutto (Adorno, Marcuse, Sanguineti) o quei pochi scrittori, a me altrettanto cari, che avevano visto ancora più lontano ( uno su tutti: Leonardo Sciascia), ci renderemo conto che il modello di sviluppo, l’architrave su cui si fonda quel sistema di valori, li tradisce nelle sue fondamenta. Ecco che la libertà è permessa dal fatto che esistono popoli soggetti a dittature che devono essere sottomessi affinché l’Occidente possa depredarli agevolmente delle materie prime, la libertà di parola, di opinione e di informazione presuppone che i popoli di cui sopra, non tanti, i tre quarti dell’umanità, ne siano privi per evitare che denuncino il furto perpetrato ai loro danni, la democrazia, più o meno libera, più o meno controllata e assai ci sarebbe da dire al proposito, presuppone l’oppressione di altri.

Il nostro è un sistema di valori che si basa sullo spreco, sul consumo, su una psicotica rincorsa a un’affermazione individualista autoreferenziale che comporta lo schiacciare tutto e tutti pur di arrivare.

Il nostro è un sistema di valori basato su un modello di sviluppo in crisi e cosa c’è di meglio, in un momento di crisi, che schiacciare il pulsante della paura, agitare lo spettro della perdita di quei valori basati sulla miseria di tanti, creare, armare e sviluppare un comodo capro espiatorio?

Non vorrei che qualche imbecille pensasse che sto giustificando il terrorismo: aborro come uomo di sinistra e cattolico, l’uso della violenza da qualunque parte, sia che si tratti degli attentati dell’Isis, sia delle bombe sganciate dai droni americani, sto solo tentando di applicare la logica per provare a capire cosa sta succedendo.

Dati di fatto:

– l’Isis è una creatura degli americani, un esperimento di laboratorio che gli è sfuggito di mano. Gli capita spesso, vedi Talebani. Non sto farneticando, basta leggere i documenti ufficiali o, se preferite qualcosa di più leggero, Noam Chomsky o l’ultimo premio Pulitzer.

– Assad era cattivissimo, poi è diventato l’ultimo baluardo contro l’Isis, adesso non se ne parla più e contro l’Isis combattono, suonandogliele di santa ragione, i Curdi, facendo incazzare Erdogan, che cattivo, cattivissimo lo è davvero ma fa tanto comodo all’Europa per via dei rifornimenti energetici e quindi si può passare sopra a quella piccola questione dei diritti umani, agli attivisti di Amnesty international imprigionati, anzi, imitiamolo: fermiamo quelle teste di cazzo di Ong che invece di pensare a fottere e arricchirsi come tutti, aiutano masse di diseredati che in questo momento di crisi economica non ci vengono utili, domani chissà, manodopera a costo zero può sempre servire.

– Dall’11 Settembre quando Al Khajda sferrò un colpo micidiale agli Stati Uniti, e molto, moltissimo ci sarebbe da dire ed è stato detto, basta leggere, abbiamo assistito a una progressiva involuzione militare del terrorismo islamico, almeno in Europa. Siamo passati da una perfetta strategia militare, quella che ha permesso le stragi di Parigi, ad attentati rozzi, violenti ma grossolani, compiuti da sbandati che non sono fanatici religiosi ma sociopatici addestrati e spinti al suicidio. Strano. Le Brigate rosse non cambiarono mai strategia e modus operandi, così la RAF in Germania, ecc. Il terrorismo comporta una certa ritualità e ripetitività nei modi e negli atti, giustificata dal fatto che raramente, quando non è eterodiretto, è guidato da menti eccelse.

– L’Isis è allo stremo, basterebbe pochissimo per disperdere le poche migliaia di fanatici che ancora la compongono e liberarsi per sempre di una organizzazione che non è radicata nel mondo islamico, che sin dalla sua comparsa si è dissociato dal suo modo di operare, in particolare dall’uccisione indiscriminata di innocenti, che il Corano considera peccato. Anche se ai media occidentali fa comodo affermare il contrario. Basterebbe pochissimo per sconfiggerli ma USA e Russia stanno giocando la loro partita in Siria, nazione necessaria per arrivare al petrolio come è necessario l’Afghanistan per arrivare alla prossima guerra a cui tutti saranno chiamati a partecipare: quella contro l’Iran, la più grande riserva di petrolio della terra. Siccome non si sa mai come possono andare certe cose, gli americani nel frattempo cercano di mettere le mani sul Venezuela, usando una stampa compiacente e il silenzio dell’Europa.

Di che valori parliamo, signori miei? Quelli della rivoluzione francese sono stati traditi col Terrore, neanche il tempo di essere enunciati. Da allora l’Europa si è resa responsabile di due guerre mondiali, di genocidi, di un neocolonialismo spietato che ha ridotto in miseria quei popoli a cui oggi chiudiamo la porta in faccia, di una sottomissione totale alla logica imperialista degli Stati Uniti tacendo sulle violazioni dei diritti umani in Sud America, in Indonesia, in Africa e tirando fuori la questione solo con Cuba e l’Unione sovietica. L’Europa è attore e complice di questa globalizzazione criminale che ha portato a una diseguaglianza senza precedenti nel mondo, a uno sfruttamento indiscriminato e folle delle risorse naturali, a mutamenti climatici di cui presto subiremo le conseguenze. Di che valori parliamo?

Il problema chiave dei prossimi anni è il terrorismo, sentenziano i giornali, gli esperti, i politici con le loro facce contrite. La disoccupazione, la povertà in aumento, la povertà etica di gente che non trova nulla di meglio che scagliarsi contro chi è più povero e più indifeso per sfogare le proprie frustrazioni, l’abbassamento del confronto politico a livelli pre fascismo, i nuovi populismi, che del fascismo hanno molto, l’odio nuovo verso chi cerca di essere solidale e cooperativo, la progressiva cancellazione dei diritti dei lavoratori, la riduzione della scuola a bacino di manodopera gratuita per gli imprenditori, l’informazione drogata e distorta, ecc.ecc.? Il problema chiave è il terrorismo, tu
tto il resto è noia.

Ma di quali valori parliamo?

La pietà 2.0

Sono anni che i bambini muoiono in Siria, non c’era bisogno delle foto strazianti di questi giorni per rendersene conto., Ci sono altre foto,che circolano da tempo: bambini come ombre tra le rovine della città, gli sguardi smarriti in cui si legge l’abitudine all’orrore, l’istinto vitale che si adatta all’indicibile.

I bambini continuano a morire di fame, di fatica, in buona parte del mondo: costruiscono con le loro manine i cellulari e i tablet che ci portiamo dietro, continuano a tessere tappeti in India, le bambine tailandesi continuano ad essere vendute ai turisti sessuali. Lidya Cacho  una giornalista messicana, qualche anno fa è stata denunciata e imprigionata perché denunciò un enorme giro di pedofilia in cui era coinvolto un importante imprenditore e uomini politici messicani di alto livello. Le nostre strade, ogni sera, vedono comparire come ombre giovani donne, poco più che bambine,che si offrono per soddisfare la voglia di trasgressione di noi, ricchi e pasciuti figli dell’Occidente.

Ma la pietà 2.0 si nutre di foto, scatti, e non dura nemmeno lo spazio di una settimana. Alla pietà 2.0 non importa dell’orrore quotidiano, dei bambini soldato che nel battesimo del fuoco massacrano i genitori, dei bambini del Sahel con le loro pance gonfie e gli occhi persi nel vuoto. Lei vuole lo scoop, l’orrore eclatante oppure la banalità, orrori domestici, da cullare e gestire con affetto.Tra un po’ via con le foto degli agnellini innocenti massacrati per Pasqua, via con gli sfottò sui vegani, via con i renziani e gli anti renziani, via con i grillini e gli anti grillini.

Quello che mi fa incazzare è che molti di quelli che si indignano per i bambini uccisi dai gas siriani, in ritardo, plaudono la legge sul decoro dei centri città, meglio nascondere i reietti che mostrarli, esultano se si sgombera un campo rom, con bambini annessi, vorrebbero rispedire indietro i barconi nel mediterraneo o lasciarli affondare, con bambini annessi.

Quello che mi fa incazzare, è che compare un articolo sul giornale dove si dice che 3 bambini su dieci in Liguria vivono in condizioni di indigenza, non sono assistiti come dovrebbero, non usufruiscono della scuola come dovrebbero e la pietà 2.0 non scatta. In una delle regioni più ricche del nord Italia 3 bambini su dieci vivono in stato di abbandono e chi se ne frega.

Quello che mi incazzare è che domani la pietà 2.0 avrà chiuso i battenti, fino al prossimo scatto.

E se qualcuno si chiede cosa faccio io ogni giorno per cambiare le cose, gli rispondo : cerco di spiegare ai ragazzi che ho di fronte che questo mondo, questo sistema, fa schifo, gli parlo di quello che succede, li invito a documentarsi, a informarsi, a selezionare quello che nella rete è accettabile e quello che è spazzatura, a ragionare con la propria testa, a capire che c’è il bene e il male e non fa lo stesso se ci si schiera da una parte o dall’altra. Faccio il mio lavoro, io e tanti come me, nella speranza che domani quei ragazzi non provino pietà 2.0 ma provino a cambiare questo mondo di merda.

Perché noi, in questo, abbiamo fallito. Non si possono combattere tutte le battaglie, no, nemmeno tutte quelle giuste: ma non si può neanche scegliere sempre di voltare la testa dall’altra parte.

A quelli che pensano che Assad e Putin siano brave persone e che i gas siano il frutto di una congiura giudaica, consiglio la lettura di un libro, sono quegli oggetti di carta, con pagine scritte che si girano una dopo l’altra e che a volte contengono notizie documentate: si intitola Bandiere nere  La nascita dell’Isis, l’ha scritto un giornalista americano che si chiama Joby Warrick e guarda un po’: nonostante racconti degli errori clamorosi di Bush e Obama nella gestione della crisi siriana, all’origine della nascita dell’Isis e degli orrori di oggi, ha vinto il premio Pulitzer. E’ il migliore dei quattro o cinque che ho letto sull’argomento. leggetelo, cosi quando scatterà la pietà 2.0 sul prossimo attentato o sul prossimo massacro, almeno i commenti saranno meno demenziali.

Triste sommario di giorni cupi

Avevo intenzione di parlare in modo diffuso dell’Unità e della paura che in questi giorni attanaglia l’uomo che non è stato eletto e i suoi sodali al pensiero di perdere i ballottaggi, in particolare volevo soffermarmi sul triste ricatto politico della bella addormentata nei boschi che, tolta la maschera da madonna fiorentina, si svela per quello che è: una arrogante figlia di papà che, come tutti gli arroganti mocciosi, quando ha paura perde la testa.

Ci sono purtroppo cose più importanti di cui parlare, anche più importanti della vittoria della nazionale, ottenuta con un vergognoso catenaccio contro una squadra di masturbatori solitari del pallone che non l’avrebbe messa dentro neanche se Buffon fosse andato a prendere il caffè.

Nonostante il potere ipnotico del calcio, non bastano due gol a dimenticare gli omicidi che hanno avuto come vittime alcune donne in queste ultime settimane e la strage di Orlando.

Cosa hanno in comune queste tragedie? La spersonalizzazione dell’altro, la riduzione della persona a “cosa”: nel primo caso, una cosa che si ribella al proprietario e deve essere punita, nel secondo caso, una cosa che disturba, che non rientra nell’ideale di purezza inculcato nella mente dei terroristi e che perciò va cancellata,

Questa spersonalizzazione dell’individuo è il frutto più avvelenato del nostro sistema di vita, il lato più oscuro del capitalismo. Non c’è differenza sostanziale tra l’assassino che brucia viva l’ex fidanzata e il pedofilo che compra un bambino per abusarne: entrambi trattano l’altro come oggetto, lo privano di anima, di sentimenti, di respiro vitale, lo considerano come un giocattolo da usare e gettare via quando non diverte più. Entrambi questi “mostri”, a noi fa comodo considerarli così, sono frutto di una società dove tutto è in vendita, a partire dalla dignità e dal corpo, dove tutto è dovuto e nulla è richiesto, tanto meno il rispetto per l’altro. Possiamo parlare, a mio modesto avviso, di una vera proprie epidemia di narcisismo sociale che colpisce prevalentemente gli uomini, che progressivamente hanno perso status e ruolo sociale e sentono il dovere, come se vivessero in una giungla, di dimostrare di essere ancora loro a tenere le redini, di dimostrare che sono i più forti.

Quanto alla strage dei cinquanta ragazzi e ragazze gay di Orlando, va, molto sinceramente, fatta una riflessione: non c’è stata, in rete, la mobilitazione, la commozione che si è vista in altre occasioni, segno che il pregiudizio che ha armato la mano dell’assassino, alberga in forma embrionale in molti di noi.

I terrorismi islamici non sono pazzi, sono fanatici, ma non folli. Molti tra noi “normali” a volte provano la sensazione di non sentire il mondo come il proprio posto: ci si rifugia allora nella religione, nella politica, nell’impegno sociale, per ritagliarsi spazi di libertà, per respirare un’aria diversa. Il meccanismo che porta un ragazzo islamico a radicalizzarsi non è diverso da quello che spinge un hooligan a trovare la propria dimensione nella ricerca costante di violenza. raramente, per fortuna, ma capita, la strada che si sceglie è quella dell’annullamento dell’altro, vissuto come l’avversario che impedisce la propria realizzazione.

Alessandro Orsini, uno dei massimi esperti di terrorismo al mondo, nel suo libro sull’Isis, spiega molto chiaramente le tappe che conducono un ragazzo che si sente nel mondo ma non parte del mondo a estraniarsi totalmente dalla realtà, a ritrovare una propria dimensione nel radicalismo islamico e a ricostruire la propria personalità e la propria identità sulla base di quella ricerca di purezza che comprende l’eliminazione di ciò che puro non è, anche a prezzo della propria vita.

In entrambi i casi parliamo di uomini  e donne vulnerabili, psicologicamente disagiati, non necessariamente, anche se spesso, socialmente disagiati, le cui terribili azioni seguono un percorso che porta a una soluzione estrema.

Questo straniamento dal mondo, in fasi diverse della vita, appartiene a ognuno di noi, ma fortunatamente di solito troviamo soluzioni meno nocive a noi e agli altri per vincerlo.

Questo significa che sia la violenza sulle donne, sia il radicalismo islamico, sia la violenza in genere, sono fenomeni prima di tutto culturali, che andrebbero combattuti culturalmente e politicamente, la società dovrebbe proporre percorsi e valori alternativi e la nostra società, la politica in generale, questo non è più in grado di farlo.

Un sistema che produce Trump e Salvini e li fa diventare leader, è un sistema culturalmente difettoso, che non riesce più a funzionare in modo adeguato, i cui gas di scarico producono il narcisismo sociale di cui sopra.

Non vedo soluzioni a breve termine, in questo momento, data anche l’abdicazione degli intellettuali al proprio ruolo.

Per proporre valori condivisi è necessario senso etico, volontà di dialogo, capacità di cooperazione, tutti fattori in contrasto con un sistema spregiudicato, amorale, individualista e competitivo come quello in cui viviamo. Sarebbe necessario un cambio di paradigma, una nuova epistemologia della società che nessuno, in questo momento, ha il coraggio non dico di proporre, ma di sognare.

Molto più comodo e tranquillizzante gioire davanti alla tv per una partita di pallone.