Lungi da me fare generalizzazioni che lasciano il tempo che trovano: io ho sempre avuto dirigenti scolastici con cui, anche quando mi confrontavo sindacalmente partendo da posizioni diverse, sono sempre riuscito a dialogare correttamente, ma si trattava di presidi, una razza ormai in via d’estinzione.

La recente presa di posizione dell’Anp, l’associazione nazionale presidi, riguardo il demenziale decreto sulla scuola, è perfettamente in linea con le tesi proposte in passato: accettazione supina delle decisioni politiche, maggior potere ai dirigenti e meno responsabilità Non passa neanche per l’anticamera del cervello a questi signori di criticare un decreto fumoso, confuso, da riscrivere, anzi, non perdono occasione per battere anche cassa. Non contestano la norma ma il fatto di non avere a disposizione più personale su cui scaricare quella responsabilità di controllo che è il nucleo fondante del loro lavoro. Applausi.

Una volta c’erano i presidi. Rispondevano alla definizione inglese del dirigente scolastico “head teacher” , un primus inter pares con compiti di coordinamento del lavoro degli insegnanti e di organizzazione del funzionamento della scuola. Ce n’erano di molto capaci, di meno capaci, di incapaci ma, nel terzo caso, i collegi docenti erano capaci di prendersi l’autonomia che la legge gli consente e di far funzionare la scuola al meglio. Con i presidi si discuteva, si litigava, si aprivnao e chiudevano vertenze, si lavorava. Altri tempi.

L’inzio della fine è stata la Buona scuola. A Milano, quando i docenti sono scesi in piazza a migliaia, c’era un solo dirigente scolastico e questo la dice lunga senza bisogno di aggiungere altro. L’illusione del dirigente padrone, di un ritorno a un mitico passato dove ciò che il preside diceva non veniva discusso ma accettato, ha abbacinato la mente dei dirigenti rampanti che si sono poi ritrovati, con una certa giustizia poetica, con un aggravio di responsabilità e meno potere di prima. È bastata l’introduzione dei bonus a fare sì che i collegi docenti si dividessero, si creassero cerchi magici all’intenro delle scuole e molti colleghi vivessero l’illusione di avere in mano il potere grazie alla agognata qualifica di collaboratore del dirigente. Una vera iattura.

D’altronde, i nuovi dirigenti,potevano arrivare a capire che un dirigente senza portafoglio, queste sono le scuole in barba a una autonomia spesso solo sulla carta, non è che possa comandare più di tanto.

Oggi ci sono dirigenti che hanno paura della propria ombra, per cui la parola d’ordine è mettersi al sicuro, preoccupazione legittima, date le assurde incombenze che aumentano ogni anno di più. Spesso non hanno mai insegnato in una scuola e non comprendono che non è un’azienda ma un microcosmo dove si tratta materia sensibile sia al di là che al di qua della cattedra e che non può essere guidato solo tirando fuori il regolamento. Io sono di quelli che sui regolamenti la pensa come Totò ne I due colonnelli, andate a riguardarvi il film se non lo ricordate.

Ci sono poi i dirigenti mediatici, sempre sui giornali, sempre sulle tv locali, quelli che sanno tutto, che hanno soluzioni per tutto e che, naturalmente, si guardano bene dal contestare anche i decreti più idioti. Quelli che si sono dimentciati di essere stati insegnanti, i peggiori. Per loro cito una frase di Philip Roth: Quel grosso coglione sa tutto, peccato che non sappia altro.

Poi ci sono le brave persone, quelle che cercano un dialogo con i docenti, che capiscono di essere sulla stessa barca e che navigare in direzioni diverse sarebbe assurdo, ma che vogliono anche giustamente tutelarsi. Pochi, specie tra i dirigenti di nuova nomina, quasi una rara avis.

Una scuola moderna necessiterebbe non di controllori ma di facilitatori, di coordinatori in un lavoro che è diventato sempre più difficile e, nell’era del covid, assurdamente difficile. Tra i tanti, innumerevoli danni dell’ometto di Rignano, questa nuova fenomenologia di dirigenti scolastici è uno dei frutti meno conosciuti e più velenosi. Un insegnante dovrebbe pensare al proprio lavoro, al netto della mole di carte inutili da riempire, e non alle levate d’ingegno del giovane e inesperto dirigente scolastico. Una scuola dovrebbe essere capace di reagire alle assurdità imposte, di trovare soluzioni condivise e non divisive. Ma chi la guida dovrebbe sapere cos’è una scuola e quali sono le sue priorità.

Quest’ultima presa di posizione dell’Anp,associazione di destra, lo ricordo, è, a mio parere, sbagliata come molte altre, corporativa e stonata. Un signor sì davanti a un comando assurdo resta un signor sì anche con i distinguo per mettersi al sicuro e racimolare qualche soldo. Sarebbe stato più elegante chiedere maggiori risorse per le scuole e non per le proprie tasche. Ma nella vita, si può essere uomini o caporali. Ognuno sceglie secondo la propria coscienza.

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