La vita di Philip K. Dick ha ossessionato per anni Carrère. Che si tratti un pazzo omicida ( Il protagonista de L’avversario), di un anarcoide fascista e megalomane ( Limonov), di uno scrittore geniale, drogato e alcolizzato, come Dick, appunto, lo scrittore francese riesce a renderlo vivo nelle sue pagine, a farci entrare nel lato oscuro dei suoi personaggi, fino a farci trovare in loro qualcosa di noi stessi, fino a non permetterci di staccarci dai suoi libri non solo dopo l’ultima pagina ma per molto tempo.

Dick era un genio folle e disadattato, ha scritto libri fondamentali come Gli androidi sognano pecore elettriche?, La svastica sul sole, Ubik, e libri minori e profetici come I simulacri, ma potrei citare decine di altri titoli. Carrère, scrittore geniale a sua volta, ce lo racconta facendo in modo che Dick si racconti da solo, provando a indovinare i suoi incubi e le sue fantasie, inventando coerentemente e creando una di quelle verità alternative che tanto piacevano allo scrittore americano.

Autore di libri di fantascienza, distopie, incubi, Dick ha anticipato molto del nostro presente parlando con il linguaggio oscuro della profezia e nessuno, neanche Blade runner, tra i numerosi film e telefim tratti dalle sue opere è riuscito a cogliere la poesia e lo strazio interiore di questo grande autore. Carrère sì.

Libro splendido, da leggere prima di riprendere in mano ( o prendere per la prima volta in mano) i libri di Dick per leggerli sotto un’altra luce.

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