Oggi diluvia e riprendo a scrivere il blog che, da quando ho smesso di inseguire le notizie del giorno, ha visto ridursi il numero di lettori. Francamente, non mi importa, mi importa invece, e molto, che continui a seguirmi chi vuole confrontarsi su temi che reputo veramente importanti, parlare di natura, libri e cultura, dialogare sul senso del fare scuola.

Il libro che sto scrivendo qui, a mille metri, isolato da tutto e da tutti, è una parabola ecologica, affronta cioè, quello che ritengo il problema per eccellenza del nostro tempo, naturalmente ignorato dalla canea dei social e pressoche scomparso dalle pagine dei media, a parte qualche sporadica intervista di Greta, ridotta suo malgrado a un brand, un simbolo da sbandierare di tanto in tanto per scrivere qualche articolo fintamente “impegnato”.

Vorrei invece invitarvi a leggere il libro appena uscito di Arne Naess, Siamo l’aria che respiriamo. Saggi di ecologia profonda.

Arne Naess è stato un filosofo ed alpinista norvegese, è morto nel 2009 ed è il padre dlel’ecologia profonda o ecosofia, l’inventore, insieme ad altri filosofi come Felix Guattari, dell’etica ecologica.

Naess ci dice che per salvare il mondo non basta combattere l’inquinamento e tutelare la natura, quella che chiama ecologia superficiale, ma è necessario riconsiderare il rapporto tra l’uomo e la natura con paradigmi diversi. L’uomo va visto come intrinsecamente inserito nell’ordine naturale, non uomo e ambiente ma uomo come parte dell’ambiente, non un oggetto separato dal resto ma un essere perfettamente integrato nella natura e legato ad essa da una relazione di reciproca necessità, che solo in questo quadro trova un senso.

L’antropocentrismo che pretende di assegnare il diritto di sopravvivere alla sola specie umana è innaturale, Naess propugna un egualitarismo naturale in cui tutte le specie hanno lo stesso diritto alla sopravvivenza e meritano di essere salvaguardate.

Perchè ogni individuo si possa realizzare e trovare il proprio naturale ruolo nella società, è necessario abolire le classi, le sperequazioni, la diseguaglianza sociale. Questo è possibile solo favorendo le autonomie locali e la decentralizzazione del potere.

Sono solo alcuni punti del pensiero di Naess, un pensiero radicale, politico in senso altissimo e affascinante, che va ben oltre Greta. Greta chiede al Sistema di risolvere i problemi che crea per sua natura, Naess afferma che il Sistema va cambiato perché innaturale. Le implicazioni politiche ed etiche delle due prospettive portano a conclusioni radicalmente opposte: da un lato, la preservazione dello status quo, dall’altro una rivoluzione etica, morale e culturale.

Sono saggi che danno modo di riflettere sulla vita che conduciamo e sul sistema in cui viviamo. Naess si era ritirato, negli ultimi anni, in un rifugio in cima a una montagna, in mezzo ai ghiacci e da lì, in mezzo al nulla e a un passo dal cielo, riusciva a vedere il mondo con una chiarezza che ci turba nel profondo.

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