Siamo così arrivati anche alla fine, per chi non ha esami, di quest’anno scolastico e siamo arrivati alle consuete polemiche sulle bocciature, gli abbandoni, ecc. che ogni anno accompagnano questo periodo. Quest’anno, in particolare, le polemiche inutili e capziose sulla Dad, hanno accentuato il fiume di sciocchezze che di solito si leggono. Ci tornerò più avanti.

Per chi scrive è stato un anno particolare perché sono passato alla secondaria di secondo grado. Mi sono lasciato alle spalle quasi vent’anni passati in una scuola di periferia che mi ha dato tanto e a cui credo di aver dato di più, per andare in un’altra scuola di periferia in cui ho ritrovato motivazioni, entusiasmo e voglia di mettermi in gioco oltre a un ambiente accogliente in cui è stato facile e piacevole lavorare.

Ho insegnato a classi di ragazzi educatissimi, consapevoli, motivati, impegnati, con cui c’è stato uno scambio proficuo e costante, ben lontani dagli stereotipi sui giovani che si leggono sui giornali o sui social.

Veniamo alla Dad. Intanto le scuole elementari e secondarie di primo grado sono rimaste aperte e meno male, con i bambini e i ragazzi più piccoli, specie in certe zone della città dove il reddito medio è basso, questa metodologia può diventare un problema.

Il discorso cambia per la secondaria di secondo grado, dove rappresenta un metodo sicuramente non ottimale di insegnamento, con criticità molto forti soprattutto per le materie laboratoriali e meno marcate, ad esempio, per l’area umanistica, ma dove, come diceva Gene Wilder in Frankenstein Junior, si può fare,

Si può fare se non si partecipa al gioco della deresponsabilizzazione di ragazzi e famiglie che ultimamente è in voga, mentre da sempre è in voga il tiro al bersaglio sugli insegnanti.

L’esternazione recente di Baricco è l’ennesima prova che ormai parlano di scuola tutti, cani e porci, spesso più i secondi dei primi, sui giornali leggiamo continuamente le opinioni di psichiatri, psicologhi, pedagoghi, avvocati, scrittori, musicisti, ecc. Tutte persone rispettabili, intendiamoci, assolutamente competenti nel proprio campo ma che non hanno idea di cosa sia la scuola.

La scuola è, insieme alla sanità, l’unica istituzione del nostro paese che ha continuato a erogare i suoi servizi anche nel periodo di lockdown, che non mai lasciato soli i ragazzi, che ha modificato senza piangersi addosso i propri protocolli operativi dall’oggi al domani, letteralmente, e ha reinventato una didattica. La scuola c’è stata, c’è, ha sempre risposto presente senza concedersi un giorno d’assenza.

Questo nonostante i governi, il precedente e l’attuale, abbiano solo complicato le cose, nonostante attacchi mediatici continui, nonostante i cani e porci che vogliono insegnarci il mestiere con le loro frasi decontestualizzate, nonostante il masochismo e la sindrome da missionari di una piccola parte della categoria che fa fatica a considerare gli insegnanti come professionisti cone le responsabilità che ne competono e che con il pretesto di stare dalla parte dei ragazzi, li danneggia. Tutti gli insegnanti, nessuno escluso, stanno dalla parte dei ragazzi e chi afferma il contrario parla per dar fiato.

Tra qualche tempo si scoprirà che le bocciature sono nella media, che gli abbandoni scolastici sono nella media e che niente è stato fatto da chi ne ha competenza per diminuire le prime e azzerare i secondi. Molto ci sarebbe da dire su questo.

La narrazione sulla scuola in Italia è tossica, avvelenata da falsità, incompetenze, giochi politici, ecc., con effetti deleteri che si ripercuotono su una categoria perennemente nell’occhio del ciclone, i cui meriti non vengono mai riconosciuti da nessuno, e sui ragazzi.

Finchè la scuola verrà vissuta dai ragazzi come un tempo sospeso e dalle famiglie come un’entità sostanzialmente ostile, finchè non si darà modo a chi la scuola la vive ogni giorno di dire la propria, la si continuerà a fare a pezzi, lentamente, giorno dopo giorno, con effetti che possiamo toccare con mano ogni giorno. Gli insegnanti sono capri espiatori buoni per ogni stagione e la deresponsabilizzazione non riguarda solo ragazzi e famiglie, ma anche chi, per essere responsabile, è lautamente pagato.

Buone e meritate vacanze a tutte le colleghe, i colleghi le ragazze e i ragazzi che hanno dato del loro meglio anche in condizioni complicate e chi non lo ha fatto, ne faccia tesoro, perchè le sconfitte, a volte, sono la preparazione delle vittorie future.

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