Vorrei soffermarmi, in queste poche righe, su un aspetto di 1984 di Geroge Orwell che viene, di solito, poco considerato e che invece, a mio parere, aumenta, se possibile, l’alone profetico di quello che considero un capolavoro assoluto della letteratura mondiale.

Mi riferisco alla totale svalutazione delle scienze umanistiche che vengono private della loro autonomia e diventano funzionali a propagandare i messaggi contraddittori del Sistema, perdendo qualunque traccia della loro funzione di coscienza critica.

Mi viene in mente uno scrittore immenso come Salamov, esiliato per un reato di opinione e i tanti altri intellettuali finiti in Siberia sotto il regime staliniano.

Oggi, che la produzione letteraria è interamente nelle mani del mercato, pubblicare o non pubblicare un libro esula dal suo valore intrinseco e risponde a logiche molto simili a quelle rappresentate da Orwell nel suo capolavoro: l’aderenza del messaggio al sistema, l’analisi individuale a scapito di quella sociale, l’assenza di contenuti “eversivi”.

Non a caso, gli unici intellettuali che esprimono opinioni anti sistema e che, nella contingenza della pandemia, hanno avuto il coraggio di avvertire sui rischi di una possibile involuzione autoritaria una volta cessata l’emergenza, sono filosofi come Agamben e altri, i cui scritti sono letti da una ristretta cerchia di persone di media e alta cultura tollerata dal Sistema perché, sostanzialmente inoffensiva.

Nel mondo di Orwell è proibita perfino la scrittura manuale, atto personale e creativo e , in tempo di dad, anche questo particolare assume una luce inquietante.

Chi fa scuola, come il sottoscritto, dovrebbe restare profondamente turbato dalla rilettura di 1984 perché la svalutazione dell’umanesimo e delle scienze umanistiche è cosa già avvenuta da tempo, siamo in un’epoca di neo scientismo o di pensiero magico, dove lo spirito critico latita in ogni campo. Invece di un neo umanesimo ci avviamo verso un’epoca di oscurantismo.

Sarebbe davvero da rileggere questo libro che tanto ha previsto della contemporaneità e che è comodo relegare nell’ambito della propaganda anti stalinista mentre, oggi, assume il valore universale di denuncia contro l’autoritarismo.

Autoritarismo che anche se non ha i tratti del Grande fratello, per esempio, considera divisiva l’approvazione di una sacrosanta legge sui diritti civili o tollera che 130 persone muoiano ignorando la loro richiesta di soccorso nel mediterraneo, mentre la gente tira fuori a sproposito la parola resistenza per il divieto di uscire la sera.

La speranza è nei prolet, dice Orwell nel suo libro, speriamo di no, si parva licet, dico io.

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