Se dopo i medici e gli infermieri, a cui non saremo mai abbastanza grati, c’è una categoria che ha dimostrato di saper svolgere al meglio il proprio lavoro, anche in una situazione d’emergenza, è quella degli insegnanti, e non c’è una categoria più bistrattata, criticata, denigrata dalla stampa e dall’opinione pubblica. Ogni santo giorno.

Tutti i giorni, vedi oggi su Repubblica, ci sono articoli scritti da persone che non sanno cos’è la scuola e che pretendono di dirci come fare scuola. Prime pagine su professori che bendano gli alunni e professori che si bendano, due manifestazioni diverse di patologia mentale, mai due righe su chi ogni giorno, da più di un anno, assicura un servizio garantito dalla Costituzione.

Ci siamo inventati la didattica a distanza, perchè il ministro non sapeva di cosa si trattava e continuiamo a migliorarla, perché l’attuale ministro non sa di cosa si tratta, da soli, spesso con i nostri strumenti, con la nostra esperienza accumulata in anni dietro la cattedra. Stiamo acquisendo competenze e metodo, due caratteristiche che mancano alla politica.

Non abbiamo sinceramente bisogno di qualcuno che ci dica come svolgere il nostro lavoro e trovo offensivo che lo si faccia in continuazione.

Poi ci sono i colleghi contro la dad, quelli che appoggiano in utili petizioni sulla libertà d’istruzione, quelli che non si vaccinano, ecc.ecc. Posizioni legittime, s’intende, ma fortunatamente sono una sparuta minoranza, di fronte a una maggioranza che continua ostinata a voler fare scuola, possibilmente col minor rischio possibile per la propria salute e quella dei ragazzi, possibilmente senza sentirsi rompere le scatole ogni giorno.

Il silenzio del nuovo ministro sulla demenziale idea di ariprire al 100% le superiori, idea per forttuna rientrata, che ha addirittura mobilitato i dirigenti insieme ai sindacati di categoria, mostra che ai piani alti il tasso di lucidità mentale, visione d’insieme e consapevolezza del proprio ruolo non è cambiato. I genitori, adesso che siaamo alla fine dell’anno e hanno capitato che non ci sarà un liberi tutti, cominciano a rumoreggiare.

Come sempre, siamo da soli. L’unico ringraziamento che conta, per noi, è quello dei ragazzi che abbiamo davanti ogni giorno.

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