Premessa: la foto della studentessa bendata comparsa su tutti i giornali lascia supporre che alla vicenda abbiano partecipato almeno due soggetti con problemi evidenti di tenuta mentale: l’insegnante e la discente. Questo dando un giudizio su una vicenda raccontata, come al solito, senza adeguata contestualizzazione.

L’episodio è l’ennesimo pretesto per parlare di scuola solo per evidenziare i terribili danni della Dad, ( alcuni reali, la maggior parte inesistenti) soprattutto per chi ha interesse a contestarla politicamente, non per quasi tutti gli studenti. INossma, l’enneismo pretesto per non si parlare di scuola.

Si dice, erroneamente, che le scuole sono riaperte, quando le scuole non sono mai state chiuse e insegnanti e discenti hanno continuato a frequentare le lezioni, in presenza fino alla secondaria di primo grado e in dad a fasi alterne per la secondaria di secondo grado senza perdere un’ora. Cominciare a dire le cose come stanno sarebbe un buon inizio.

Sembra che, una volta tornati in presenza, non ci siano più problemi per la scuola se non quello di recuperare la socialità in estate, l’ultima stronzata partorita dalla mente malata di qualche sottosegretario. Questo è un altro problema: continuano a parlare di scuola persone che non hanno la minima idea di cosa significhi lavorarci.

A testimoniare la totale dissociazione mentale di chi governa, arriva il blocco dei vaccini agli insegnanti in contemporanea alla riapertura delle scuola, vaccino che, a oggi, non me ne vogliano gli apocalittici che rispetto, sono l’unica difesa valida contro un virus che non è scomparso e non è neanche in calo, almeno non in Liguria, dove vivo e dove si continuano a tenere nascosti i dati sui contagi nelle scuole.

Non si parla neanche della possibilità che, se venissero confermati i dati forniti dalle Usr, l’anno prossimo gli istituti superiori vedranno un aumento fino a 30 alunni per classe, quando il buon senso, questo sconosciuto, vorrebbe che ci fosse, caso, mai un riduzione. Stranamente, o forse non è così strano, i tupamaros col rolex della riapertura a tutti costi su questo tacciono. Eppurre ridurre il numero di alunni per classe è l’unico modo serio, oltre ai vaccini, per rendere le scuole abbastanza sicure.

Nessuno dice che il virus non scomparirà, che si stanno commettendo gli stessi identici errori della scorsa primavera e che, se a Settembre si tornerà a scuola nelle stesse condizioni di quest’anno, con più alounni per classe.

Per chi scrive la Dad non è necessariamente un male, anzi, è un’opportunità di modernizzare la scuola, diventa un male, per i ragazzi più deboli, se si trasforma nell’unica possiiblità di fare scuola. Vi si può ovviare: la possibilità di recuperi personalizzati difficilmente si può verificare in presenza mentre in dad si può organizzare facilmente, sempre se i ragazzi non li saltano, come accade spesso.

Non si parla del divario tra scuole di periferia e del centro nè del divario tra nord e sud, non si parla di modernizzazione dei programmi e sburocratizzazione della scuola, si continua a non capire che a trattare la scuola come un’azienda la si uccide e a trattare gli insegnanti come impiegati e imbrattacarte si svilisce la loro funzione sociale. Ha un bel parlare di civil servant il piccolo signore che a suo tempo ha deciso che se ci ammaliamo dobbiamo rimetterci sullo stipendio.

Molto più comodo, per chi non ha nessuna intenzione di investire sulla scuola e per i giornali al servizio del sovrano, sbattere il mostro in prima pagina, e vai con ragazze bendate e ragazze altrettanto disturbate che fanno lezione all’aperto davanti ai provveditorati, vai con manifestazioni oceaniche di una ventina di rampolli della media boghesia che ripetono lo stesso refrain sulla riapertura intervistati da “giornalisti” compiacenti, vai con psicologhi e sociologhi che fanno psicolgia e sociologia d’accatto.

Tutto per non dire la verità: della scuola, in Italia, scuola in quanto scuola e non parcheggio o nursery, non importa niente a nessuno, tranne a chi ci lavora.

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