Di Pascoli, catcalling e altri problemi.

Cominciamo la giornata con l’analisi del Gelsomino notturno di Pascoli, poesia un po’ birichina, di solito assente dalle antologie scolastiche ( infatti la trovo in rete) per una certa assurda visione che considera il sesso indegno di diventare argomento degno di trasposizioni liriche.

In realtà è un testo è bellissimo, uno dei più musicali e delicati di Pascoli, che contrappone la propria malinconia alla gioia della prima notte di nozze di un amico. Nessuna delle ragazze e dei ragazzi sembra aver subito un trauma indelebile dalla lettura, anzi, pare addirittura che tutti sappiano cosa accade la prima notte di nozze, quindi procedo al commento sottolineando la bellezza dei versi e la cura con cui il poeta affronta un argomento scabroso che, nei suoi versi, si trasforma in pura poesia.

Dopo aver commentato un’altra poesia, passiamo a una discussione in classe sul tema del giorno, il catcalling. Comincia a parlare un ragazzo che, incautamente, dice che il problema esiste ma forse si sta esagerando un po’, incautamente gli do ragione e si scatena l’ìnferno.

Sia io che i maschi della classe ci rendiamo conto di quanto il problema sia diffuso e di quanto possa risultare traumatico per una ragazza essere apostrofata da un adulto in un certo modo. Le esperienze sono comuni a tutte e non c’è nessuna che ne sia stata risparmiata.

Fortunatamente siamo in Dad e restiamo incolumi, ma fa riflettere quanto queste ragazze sentano il bisogno di raccontarsi, di convidere le proprie esperienze con i loro compagni, perché capiscano che quello che per qualcuno è uno scherzo può trasformarsi in un trauma per un’altra. Prendo atto di quanto il problema sia diffuso e motivo di imbarazzo e paura per le ragazze.

Confesso di provare imbarazzo nell’aver dato l’impressione di minimizzare, anche se la mia intenzione era un’altra.

Il discorso passa alla distorsione dell’informazione e al fatto che se a denunciare è una eprsona famosa qualcosa si muove, altrimenti sono solo urla nel silenzio.

Chiedo cosa può fare la Scuola: mi rispondono “parlare di questi problemi” assolutamente indicativo della situazione e protestano vivacemente sul divieto di portare gli shorts a scuola, non per il divieto in sè ma per la motivazione: si distraggono i ragazzi. La trovo una rivendicazione giusta, mi piacciono queste ragazze che affermano la volontà di essere sè stesse senza doversi piegare al senso comune. Lasciano ben sperare per un futuro diverso.

Un’alunna propone la creazione di un giornale d’istituto su cui si possano affrontare questi temi, aperto a tutta la scuola e mi impegno, per il prossimo anno, ad attivare un laboratorio di giornalismo.

Propongo di girare una pubblicità progresso su questi argomenti e cominciano i consueti “io monto le riprese”, “io faccio il ciak”, ecc. La faremo e ne daremo massima diffusione nell’istituto. Tutti e tutte parteciperanno.

Li saluto, accorgendomi di avergli fatto saltare la ricreazione: se non se ne sono accorti, significa che la lezione è stata interessante. Bene.

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