Nei libri, che creano mondi e svelano segreti passaggi aprendo orizzonti su sprazzi di futuro, ci sono tutte le risposte che cerchiamo, ma abbiamo smesso da tempo di frequentarli sostituendoli con la rete.

Non sono un purista, non mi dice nulla l’odore della carta e, a parte rare eccezioni, ad esempio libri che ho bisogno di consultare e sottolineare per lavoro, leggo sostanzialmente ebook: li trovo più comodi, più economici, certamente più sostenibli e il pensiero di potermi portare dietro centinaia di libri quando sono in giro mi rassicura.

Uno degli ultimi libri che ho acquistato è un trattato sullo storytelling di Will Storr, giornalista e scrittore britannico, che alla luce dei più recenti risultati delle neuroscienze, spiega come la nostra vita stessa sia, in realtà, una “storia” raccontata dal nostro cervello e come lo storytelling sia insito nell’essere umano sin dalla sua comparsa sulla faccia della terra, pensate solo alle “storie” raccontate dalle pitture rupestri.

Tuttavia, nella società odierna, sembra non ci sia più posto per le storie, non in Italia almeno, il paese europeo dove si vendono meno libri e uno dei paesi al mondo dove si vendono meno ebook. Si vede, si sente, dai discorsi della gente, dai post sui social, ecc. E’ un problema molto serio a cui nessuno presta attenzione se siamo al punto in cui uno dei sottosegretari all’Istruzione può vantarsi di non leggere un libro da anni e un altro ex sottosegratario di non curarsi dei vecchi libri polverosi.

Non è solo questione di ignoranza: è un deficit della capacità di astrazione, un’ansia di semplificazione a tutti i costi che spinge le persone a trovare risposte nel mare della rete, inquinato ormai da tempo e usato per orientare l’opinione pubblica in una certa direzione. Una sorta di pigrizia mentale che sembra colpire indistintamente, trasversalmente la maggior parte degli italiani.

La scuola non aiuta certo a leggere, con i suoi schemi obsoleti e il suo snobismo verso la letteratura di consumo, dimenticando spesso che faceva letteratura di consumo anche Dickens, per dirne uno, il più grande romanziere di tutti i tempi. La scuola non aiuta ma, se si ha la volontà di uscire dagli schemi imposti, dalle abitudini consolidate e il coraggio di proporre libri che hanno qualcosa da dire, al di là che siano classici o no, i ragazzi rispondono con inaspettata profondità di pensiero.

Questi ragazzi a cui, letteralmente, mancano le parole, quando le parole le trovano, le capiscono e le rielaborano in modo più che adeguato.

Allora, perché invece di proporre 1984, capolavoro necessario ma di una pesantezza letale per un adolescente, non si può proporre Hunger games, distopia per ragazzi che, tra esagerazioni e americanate, fa una critica seria al mondo ridotto a spettacolo e ancora più a fondo analizza la spietatezza del potere? Perché invece del Mondo nuovo non proporre Divergent, che parla di diversità e destini programmati e che è infinitiamente più divertente del capolavoro di Huxley? Cominciamo dal semplice, facciamo che i ragazzi arrivino a Orwell attraverso il loro percorso, e non il nostro, stimoliamo l’interesse verso l’approfondimento del linguaggio, educhiamoli alla bellezza senza imporgliela.

Ma c’è un problema, che, probabilmente, è uno dei problemi alla abse dello scarso successo dei libri in Italia: i libri costano, anche tanto, e non è che la gente navighi esattamente nell’oro. Non mi sento di colpevolizzare il ragazzo che tra un libro e un videogioco sceglie il secondo o un adulto che privilegia una cena al ristorante ( quando si poteva).

Allora faccio una modesta proposta: forniamo ai ragazzi lettori ebook nelle scuole, a partire dalle medie, finalizzati solo alla lettura per la lettura, diamogli la possibilità di leggere quello che vogliono a prezzi modici. Il lettore lo si ripaga in pochi mesi e costa infinitamente meno dei pc che sono stati forniti senza troppi sforzi dallo Stato alle scuole. Sarebbe un investimento modesto, semplice, e dal momento che ad acquistare i libri per i minorenni dovrebbero essere i genitori, chissà che i prezzi economici non gli facciano ritornare la voglia di leggere.

Certo, manca l’odore della carta, ma quello che conta sono le parole, alla fine.

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