C’è parecchia carne al fuoco in questo nuovo, bel libro di Alessandro Robecchi.

Torna Carlo Monterossi, anti eroe per eccellenza, con la bella Bianca Ballesi, e la coppia di investigatori costituita dal fedele amico Oscar e dalla Cirielli, ex poliziotta tosta e mascolina.

La protagonista assoluta è però Flora De Pisis, regina della tv del dolore e dei buoni sentimenti, personificazione del trash televisivo.

Flora è stata rapita e la richiesta di riscatto, oltre a una enorme quantità di denaro che non è un problema per il network televisivo, grazie ai fondi neri tenuti da parte per le emergenze, comporta un’ora di diretta televisiva senza filtri e censure. Monterossi e i suioi amici sono incaricati, dal Grande capo in persona, il magnate del network televisivo, di condurre le indagini, insieme al capo della sicurezza del network, una di quelle figure ambigue e pericolose, così comuni nella storia del nostro paese.

Da questo spunto originale e costruito ad arte, Robecchi parte, come di consueto, per un indagine della nostra società, puntando una impietosa lente d’ingrandimento sui meccanismi che muovono il mondo dello spettacolo, sul grottesco mondo dell’informazione, sulla pochezza della politica nazionale.

Come sempre c’è molta ironia ma l’impressione è che, questa volta, il sottofondo malinconico che pervade tutti libri dello scrittore, sia più marcato, quasi che il disgusto per il tempo presente abbia provocato una nostalgia insostenibile per un passato in cui all’arte e agli ideali si poteva sacrificare anche la vita.

Le pagine sulla trattativa e il dibattito su tv e giornali che seguono il rapimento, sono impeitose al limite della crudetà e fotografano con profonda amarezza la realtà di un paese che non è mai riuscito a crescere, che è rimasto fermo a categorie e schermi che si ripetono stancamente da decenni.

Il grottesco, in Robecchi, nasconde sempre una profonda passione civile e lo sdegno per quanto ci tocca vivere, leggere e sopportare ogni giorno. Come in ogni noir che si rispetti, nessuno è esente da colpe: Monterossi e Bianca Ballesi conducono esistenze agiate proprio grazie a quella tv spazzatura da cui sono nauseati ma che gli ha permesso di diventare ricchi, Oscar la Cirielli vivono borderline, sempre indecisi su ciò che sarebbe giusto fare e ciò che sarebbe conveniente fare, per non parlare di mostri come il tycoon che preme pulsanti e decide delle vite degli altri.

Come spesso accade nei suoi libri, gli unici innocenti sono i colpevoli, in un gioco di specchi, di flasback e suggestioni letterarie che incatena il lettore fino al crescendo delle ultime pagine. Ce li fa amare, Robecchi questi colpevoli, dopo averceli fatti conoscere intimamente, ci fa desiderare un epilogo diverso da quello che sembra già scritto.

L’assenza della bellezza è uno dei temi principali del libro, la bellezza che nasce dall’arte, dal talento e dal coraggio, la bellezza che porta ad osare e ad amare senza limiti.

Da questo punto di vista, le pagine che riguardano Flora, che appare solo sullo sfondo nei libri precedenti, sono straordinarie, sia per l’approfondimento psicologico del personaggio che, per un momento, lascia al lettore una speranza inespressa, sia per l’impietoso epilogo della vicenda.

Mai come in questo libro, Robecchi diverte, commuove, sorprende, fa riflettere, con un salto di qualità che alza livello di una serie che, fino ad oggi, non mostra, per fortuna dei lettori, alcun cenno di stanchezza.

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