Cronache dal mondo de Il sorriso del lupo. Il primo di una serie di racconti ambientati nel mondo descritto nel libro.

Osservava ogni cosa dall’alto, silenzioso, attento, sia quando doveva cacciare per nutrirsi e puntava un capriolo isolato, da azzannare alla giugulare per non farlo soffrire inutllmente, sia quando studiava gli umani. Aveva imparato, col tempo, una rudimentale nozione di bene e male che andava oltre l’istinto, un apprendimento legato alla memoria e alle immagini. Il piccolo cucciolo d’uomo che abitava nella casa nel bosco, suo padre e sua madre non erano nemici, il che coincideva con il bene. Quando li aveva seguiti, dopo la loro partenza, aveva capito che il suo giudizio era stato corretto. Il cucciolo veniva prima di ogni cosa, come per i lupi. Per lui si poteva rinunciare alla libertà o uccidere.

Sapeva che stava per succedere di nuovo qualcosa, lo sentiva. A volte si chiedeva perché gli umani non percepissero le catastrofi, com’era possibile che non sentissero forte e chiara quella vibrazione della terra, quell’aria che diventava tesa, densa, satura di attesa. Forse erano troppo occupati a parlare tra loro per sentire qualcosa, forse non sapevano stare soli e lui sapeva quanto è importante la solitudine per imparare a conoscere se stessi e il mondo. Aveva seguito il cucciolo d’uomo da lontano, per settimane, anche quando i suoi genitori lo avevano affidato a un anziano, probabilmente per educarlo, aveva vegliato su di lui. Non voleva spaventarlo, solo avvertirlo quando necessario, fargli sapere che gli stava vicino. I piccoli umani sentivano le cose in modo diverso, più vicino a quello degli animali: l’aveva capito quando si era avvicinato al cucciolo e lui non aveva avuto paura. Era accanto a lui anche quando il ghiaccio aveva cominciato a coprire la terra e l’uomo dall’odore malvagio lo stava mninacciando. Per lui il ghiaccio non era un problema, avrebbe avvistato meglio le prede, corso più veloce, ma sentiva chiaro e forte l’odore della paura negli umani. Aveva capito che li spaventava quello che non potevano controllare, distruggere, rimodellare a loro vantaggio. Così avevano controllato, distrutto e rimodellato il loro ambiente, riempito la terra di rifiuti, avvelenato l’aria e i fiumi, pensando che non ci sarebbero stato un prezzo da pagare. Ma se c’era una cosa che gli era rimasta impressa nella memoria, se c’era una lezione che ogni lupo imparava alla sua nascita, era che c’era sempre un prezzo da pagare per ogni errore. Quando era arrivato il ghiaccio erano impazziti: i lupi non conoscono la violenza non necessaria, gli umani la praticano quando hanno paura e non hanno rispetto di niente e di nessuno. Aveva imparato che gli uomini in nero erano male, potevano fare del male al cucciolo. Non poteva proteggerlo nella grande casa nera dove era entrato in catene. Così aveva deciso di avvertire suo padre. Non sapeva come avrebbe fatto , ma avrebbe seguito il suo odore anche in capo al mondo, se necessario. Aveva attraversato il ghiaccio, lottato con gli orsi, si era nascosto agli occhi di altri umani che avevano un odore ignoto, antico come le montagne. Aveva incontrato altri lupi che gli avevano indicato la strada, senza chiedergli cosa cercasse o chi fosse: era uno di loro, veniva da lontano, aveva oltrepassato l’ultima frontiera, il lungo muro degli umani e tanto bastava per dargli l’aiuto che richiedeva. I lupi non sono come gli umani: la paura li unisce, non li divide.

Adesso era davanti al padre che lo guardava tranquillo, con una tacita domanda nello sguardo. Si inginocchiò, mentre lui si avvicinava e lasciò che lo accarezzasse tra le orecchie. Poi lo fissò e sorrise.

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