Torno sull’argomento perché stufo di polemizzare sui social con chi non vuol capire.

Chiedere oggi la riapertura delle scuole significa affermare che le scuole sono paradisi dove il virus non attecchisce e che, prima della chiusura, andava tutto bene. Non può esserci nulla di più falso e chi lo afferma o non è mai entrato in una scuola o è in malafede.

La variante inglese del virus colpisce i più giovani ed è, in questo momento, la variante principale. Una variante che colpisce anche i ragazzi tra i quattordici e i diciannove anni, la fascia d’età delle scuole superiori. Se la legge ha stabilito che al ristorante sono necessari, a causa di questa nuova variante, due metri di distanza, solo un idiota può pensare che a scuola sia sufficiente un metro, come si è stabilito a inizio d’anno.

Chiunque la scuola la viva e non ne parli a sproposito sui social, citando dati di comodo, sa che da qualche mese le cose sono cambiate: prima le classi andavano in quarantena per un caso di contagio, adesso cominciano ad andarci per due, tre, quattro casi. Ergo, la variante è più contagiosa e pericolosa, quindi la chiusura, a fronte di molte classi in quarantena sul territorio, è giustificata dai fatti. Le scuole non saranno focolai ma i ragazzi, non ancora capaci di levitare, viaggiano su mezzi pubblici per tutta la provincia, si infettano e trasmettono il virus. Le scuole non sono focolai perché mettiamo continuamente in quarantena le classi, altrimenti sarebbero da tempo dei lazzaretti.

Chi parla di riaprire fa un doppio danno: chiede, di fatto, di esporre i ragazzi al contagio e fa passare il messaggio che nelle scuole va e andava tutto bene.

Beh, non va tutto bene e faceva parecchio schifo anche prima del Covid.

Classi troppo numerose, assenza di insegnanti a inizio anno, quelle sì che creano problemi nella preparazione dei ragazzi, strutture non sempre a norma, una burocrazia che soffoca gli insegnanti e che si è amplificata con l’emergenza Covid trasformandoci in compilatori compulsivi di inutili moduli, una responsabilità penale degli insegnanti che li mette a rischio di denuncia anche per un brutto voto, sono solo alcuni dei problemi della scuola. Aggiungiamo programmazioni obsolete, una libertà d’insegnamento sempre più messa in pericolo dalla burocrazia, una scuola sempre più rinchiusa in sè stessa e incapace di aprirsi al mondo che la circonda, sempre più aziendalizzata.

Invece di fare demagogia chiedendo la riapertura, se davvero chi manifesta avesse a cuore la scuola, la pianterebbe di dire che le scuole sono isole felici e comincerebbe a mettere sul piatto i veri problemi.

Io avrei voluto avere queste persone nobili a sostenere la mia scuola quando lavoravo alla secondaria di primo grado e i problemi nascevano ogni minuto senza che nessuno ne parlasse. Ah scusate, lavoravo e lavoro in una scuola di periferia, dimenticavo che quello che conta a Genova, è solo il centro.

Dei ragazzi del Cep, che mi porto nel cuore, di quelli della Diga di Begato, dove ho fatto l’educatore, di quelli di Cornigliano, dove un pezzo di cuore l’ho lasciato, ecc.ecc. non importa niente a nessuno. Aperte o chiuse le scuole, per loro non cambia nulla: i ragazzi del Cep e di Begato continueranno a vivere in un non luogo, quelli di Cornigliano a sapere che non possono giocare in certi punti perché si spaccia droga, ecc.ecc. Tutto continuerà nella totale indifferenza e le scuole resteranno sole, a lottare contro i mulini a vento, senza n neanche più l’aiuto dei servizi sociali fatti a pezzi.

Ecco a chi ha la presunzione di dire che si batte per la scuola, rispondo che per la scuola ci battiamo da anni noi insegnanti, bistrattati, insultati, offesi, noi insegnanti di periferia, dei tecnici, dei professionali, dei quartieri popolari, che abbiamo combattuto il razzismo prima che diventasse una moda e insegnato l’antifacismo prima diventasse un meme. Ci battiamo da anni noi, ogni giorno, da soli e inascoltati.

Chi scende in piazza per chiedere la riapertura, ci danneggia e ci offende, perché se fosse realmente possibile aprire in sicurezza, in piazza ci saremmo andati noi molto prima di voi. Ma soprattutto, con la vostra narrazione, danneggiate e offendete la Scuola, invitandola a proseguire nell’immobilismo degli ultimi anni, confermando che per voi, prima, andava tutto bene.

Beh, tutto bene un cazzo.

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