E’ una buona classe; sembrano assopiti, distanti, ma se li chiami in causa rispondono pronti, quindi gli risparmio la cam accesa, che tanto serve a poco, visto che uso il libro on line. Quando spiego Dante poi, devo concentrarmi sul testo.

Oggi ci aspetta uno dei miei canti preferiti, quello del conte Ugolino. Ma prima faccio un esperimento. nella lezione precdente ho affrontato il canto di Ulisse, con i suoi annessi e connessi, la sua straordinaria modernità e quelle domande sul limite a cui può arrivare l’uomo che, oggi, appaiono attuali quanto mai. Ma i ragazzi, ormai, si sono abituati a un Dante che parla di noi, anche se per non traumatizzarli trattengo il de te fabula narrantur che a volte preme sulle labbra. I ragazzi vanno coinvolti, non stravolti con il latinorum.

Esperimento dunque: riascoltiamo il canto di Ulisse della settimana scorsa, il secolo scorso nella memoria da pesce rosso dello studente medio, dalla voce di Gassman, che fa un commento introduttivo al canto riepilogando quando ho già spiegato ai ragazzi e illuminandomi d’immenso. La fruizione in Dad risulta meno dispersiva che in classe, specie attorno alle ultime ore della giornata, quando i ragazzi fremono, giustamente, per uscire.

E’ uno di quei momenti rari in cui, non importa se sei in Dad o in classe, non importa se hanno le maschere o sono stravaccati sul divano di casa, senti la classe, sai di averli in pugno. Gasmann aumenta il tono, suda, aizza i suoi uomini a rischiare tutto per amor di conoscenza e poi la sua voce si fa greve, lenta, mentre la nave affonda nel gorgo insieme ai sogni degli uomini. Non commento, non ce n’è bisogno. I ragazzi tacciono, poi uno dice: “Prof. , recita davvero bene”. Uno sticazzi sale spontaneo, ma mi trattengo. I commenti sono ammirati, i ragazzi magari hanno capito il trenta per cento di quello che ha detto ma sono riusciti a sentire la bellezza sia di Dante sia dell’interpretazione di Gasmann. Non propongo mai Benigni, aborro il suo tentativo di semplificare l’ineffabile, anche se ne apprezzo il coraggio e la faccia tosta.

Ugolino passa rapidamente, il canto è affascinante con quelle sue venature horror che partono dal pinrcipio e con quel verso ambiguo che ci lascia in sospeso e ci lascerà per sempre in sospeso, come diceva Borges: poscia più che il dolor potè la fame. E’ l’ora della ricreazione. Dopo un caffè ingollato di corsa, torno on line e terminiamo il canto con il brutto tiro di Dante a Frate Alberigo, la doppia invettiva contro pisani e genovesi e l’escamotage per mandare all’infenro Branca Doria ancora vivo.

C’è tempo per discutere un po’ di attualità, per conoscere i ragazzi un po’ meglio. La classe è tutta di maschi, ma dato che uno dei temi che gli ho assegnato recentemente aveva come argomento anche il festival di S. Remo, gli chiedo se ritengono giusitficati gli insulti a Madame, la ragazza di diciannove anni che ha dichiarato la propria bisessualità ed è diventata un bersaglio sui social.

Nessuno giusitfica chi offende, alcuni ritengono che gli insulti derivino dal fatto che gli anziani, cioè per loro quelli dai vent’anni in su, io sono una specie di matusalemme, non hanno una mentalità aperta, altri attribuiscono la colpa al bigottismo imperante, altri all’omofobia e al bigottismo della destra. Nessuno mette in discussione la libertà di ognuno di vivere la propria sessualità con chi crede.

Oggi abbiamo parlato di sete di conoscenza e superamento dei limiti, ascoltato in religioso silenzio un grande attore, affrontato il tema del tradimento e poi quello del rispetto dei diritti civili. Abbiamo fatto scuola, come ogni giorno, senza sprecare neanche un minuto. La Dad non è per tutti e sempre questo, ma è anche questo.

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