La scrittura, come la lettura, rappresentano due buchi neri nella nostra istruzione. presi dalla smania di rispettare inesistenti programmi, soffocati da una burocrazia ammorbante, carichiamo i ragazzi di nozioni e dimentichiamo, troppo spesso, di praticare quella maieutica che ci trasformerebbe da trasmettitori di nozioni in magister vitae.

Come ogni insegnante sa, i ragazzi leggono poco e scrivono male, un circolo vizioso che la Scuola, lungi dal porvi rimedio, aggrava.

Sono sempre stato un nemico dell’eccesso di strutturazione, delle regole, della reductio di un testo a uno scheletro su cui poi aggiungere sequenze, connettivi, consecutio, ecc. o dell’incasellamento in un genere letterario con caratteristiche precise e delimitate di un libro, quando, poi, è universalmente noto che i libri veramente importanti sfuggono a qualunque schematizzazione.

L’Isola del tesoro è un romanzo d’avventura, un romanzo di formazione, una riflessione morale? I Promessi Sposi è un romanzo storico, un trattato di sociologia, un romanzone d’amore o la cronaca verosimile degli abusi del potere nei confronti degli ultimi? Dove inseriamo libri come Conversazione in Siclia, Alla ricerca del tempo perduto, La coscienza di Zeno, capolavori che esulano da qualunque schematizzazione? Sono biografie dell’anima, mappe per orientarsi nella vita, impietose analisi delle nostre debolezze?

Fermo restando la necessità di fornire un quadro d’insieme, di spiegare perché e come un capolavoro nasce in un determinato momento storico e viene scritto da un autore la cui biografia, spesso trascurata, è fondamentale per la riuscita del testo, credo che sommergere i ragazzi di dati tecnici sulla struttura del racconto, sulle sequenze narrative, i connettivi e quant’altro, o di elenchi infiniti di figure retoriche, per quanto riguarda la poesia, finisca per allontanarli definitivamente dai libri.

La lettura deve essere, in primo luogo, piacere, evasione, divertimento e riflessione, va incoraggiata, guidata ma non imposta. Se c’è una cosa che ho sempre detestato sono le schede di lettura: preferisco una discussione con i ragazzi riguardo cosa hanno apprezzato e cosa no in un libro, cosa li ha colpiti, qual è secondo loro, il messaggio che l’autore voleva trasmettere. Vengono fuori cose inaspettate, punti di vista inediti e interessanti che dimostrano che, se lasciati liberi, sanno ragionare con la propria testa, contrariamente all’opinine comune.

Lo stesso vale per la scrittura: liberi di scrivere senza le regole assurde che sottendono i temi, seguendo semplicemente i propri pensieri o l’impulso del momento, con l’unica regola di svincolarsi da suggestioni televisive e storie da videogames, i ragazzi riescono, più spesso di quanto si creda, a esprimersi in modo originale, a trovare, in embrione, la propria voce, a fare di quell’ora scolastica un tempo attivo, un tempo loro che, se si riesce a proseguire con costanza, avrà ripercussioni sia sul rendimento generale, sia sulle loro vite. Perché se sai scrivere un racconto in cui i personaggi esprimono diversi punti di vista, saprai anche scrivere un testo argomentativo, allo stesso modo in cui se sai apprezzare la musicalità e il senso di una poesia a pelle, d’impatto, sarà più semplice poi analizzarne la struttura, perché ti interesserà farlo, non perché sei obbligata/o.

Questa è la mia personale interpretazione della didattica dell’italiano: preferisco partire dalla libera fruizione dei testi e dalla libera espressione del proprio pensiero nella scrittura, sviluppare il penseiro laterale, per arrivare a regole e schemi, piuttosto che fare l’opposto, come recita la didattica tradizionale, che rispetto, intendiamoci, come rispetto chi la segue, ma che non rientra nel mio stile d’insegnamento.

Credo che il mio compito sia quello di educare i ragazzi ad apprezzare la bellezza, di appassionarli, di fargli comprendere le proprie potenzialità e la necessità di affinarle tramite lo studio.

Un esercizio che mi piace fare ogni volta che affronto Dante è quello di presentargli un canto recitato da Benigni e lo stesso canto recitato da Gassman: tutti, sempre, percepiscono a pelle, anche se magari gli sfugge la maggior parte delle parole, la bellezza e la grandezza nella recitazione del grande attore genovese.

Perché la bellezza, se presentata in modo adeguato, non lascia mai indifferenti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...