Considerazioni a ruota libera sulla nuova chiusura delle scuole.

Avete visto lo straniamento di artisti e conduttori a S. Remo con la platea vuota? Vi siete resi conto della sensazione che qualcosa non funzionasse, che tutto quel cantare e parlare fosse fine a se stesso, si perdesse nel vuoto?

Bene, ogni volta che un insegnante entra in Dad prova la stessa identica sensazione, per tre, quattro, cinque ore ogni mattina e deve reinventare il proprio lavoro per cercare di scacciarla. Un pò come un avvocato che debba fare un’arringa senza avere gli atti del processo sotto gli occhi o un attore mandato in scena senza copione.

Non venite quindi a dirci che a noi la Dad piace, perché qualunque isnegnante che sia un vero insegnante la detesta ma, come siamo abituati a fare da sempre, fa di necessità virtù.

Tuttavia è meglio la Dad, con cui, in ogni caso, si lavora, alle fantasiose e un tantino demenziali ipotesi che circolano in giro, come quella di fare lezione nei teatri e nei cinema, etc…etc… Chiunque abbia una minima contezza della normativa di sicurezza riguardante le scuole e delle responsabilità penali e civili degli insegnanti sa che si tratta di ipotesi assurde. Spiace che tale contezza non l’abbia chi dovrebbe per mestiere.

Pongo invece al governatore Toti e al Ministro alcune domande semplici, finora senza risposta:

1) Perché a maggio non si è deciso di ridurre a venti il numero massimo di alunni per classe così da poter avere un reale distanziamento nelle scuole?

2) Perchè a maggio non si è pensato a sistemi di aerazione per le scuole in modo da limitare le possibilità di contagio?

3) Perché a settembre non si è avviato il monitoraggio nelle scuole con tamponi a tutti i docenti e gli alunni ma, per esempio a Genova, si è scelto di farlo solo in pochissime scuole?

4) Perché, pur essendo stati richiesti da mesi, non vengono forniti i dati sull’entità reale del contagio nelle scuole?

5) Perché non sono stati inseriti nel piano di vaccinazioni i ragazzi dai quindici anni in su, che, al momento, sono una fascia in crescita nei contagi ( a quel che si dice, visto che non abbiamo i dati)?

6) Come si può non comprendere che chiudere le scuole superiori in questo momento, provvedimento probabilmente necessario, ma lasciare aperti centri commerciali, paninoteche, ludoteche, ecc. vanifica del tutto la chiusura?

7) La Dad è regolamentata per legge ed è scuola a tutti gli effetti, perché si continua a parlare di allungamento dell’anno scolastico, dal momento che non si è persa un’ora di scuola?

Sono solo alcune delle questioni rimaste aperte e senza risposta sulla scuola. A questo aggiungiamo una stampa del tutto disinformata su quello che accade realmente nelle scuole e sulla reale situazione dei ragazzi, preoccupata di far notizia sulla pelle della scuola, piuttosto che di informare, e una strumentalizzazione politica senza precedenti sull’argomento, ormai oggetto di speculazioni populisti prive di qualunque fondamento anche da parte di questo governo, non del ministro, fino adesso, che sembra aver scelto la strada di lavorare tacendo.

Last but not least, e sarà il caso di dirlo, la deresponsabilizzazione di molti genitori per cui, se i figli hanno uno scarso rendimento è colpa del trauma della Dad e non del fatto che, semplicemente, non fanno un accidente.

Questo della deresponsabilizzazione genitoriale, che negli ultimi anni ha assunto proporzioni inquietanti, è uno sgradevole problema che, prima o poi, bisognerà affrontare, se si vuole davvero cambiare la scuola. Siamo passati da una scuola dove i docenti avevano sempre ragione ( sbagliata, classista, opprimente) a una scuola dove i docenti hanno sempre torto (sbagliata, ancora più classista di prima) grazie alle ultime riforme, delegittimata. La Dad non è sicuramente comoda per gli insegnanti ma si sta trasformando in un grande alibi per alcune famiglie.

Va anche detto che molte famiglie si sono rese conto, proprio grazie alla Dad, dei nostri sforzi quotidiani per continuare a fornire il servizio più adeguato possibile, hanno avuto modo di toccare con mano come lavoriamo e ci rapportiamo con i ragazzi e ce ne danno atto, per fortuna.

In conclusione, sarebbe opportuno e necessario che a parlare di scuola sia chi la scuola la fa o è deputato a gestirla, ma soprattutto, che se ne parli seriamente. Perché qui è in gioco il futuro del paese che passa attraverso quello dei ragazzi che, da domani, si siederanno insieme a noi davanti agli schermi più disparati, sperimentando anche loro lo straniante effetto S. Remo.

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