La proposta di modificare il calendario scolastico per recuperare “il tempo perso” mostra che anche i super eroi vivono fuori dal mondo reale.

Premessa: considero la scelta di Mario Draghi alla guida del paese potenzialmente molto più devastante, per la gente comune, di quella di Mario Monti.

Le prime dichiarazioni del non ancora premier sulla scuola sono pessime. L’idea di rimodulare l’orario per recuperare il tempo perduto in dad è offensivo e antisindacale. Antisindacale perché gli orari di lavoro si rimodulano quando si firmano i contratti e ci si confronta con il sindacato, con cui si decide anche l’entità delle nuove assunzioni necessarie a far funzionare a scuola a regime, non a tempo per i recuperi, offensivo perché il sottoscritto, insieme ai suoi colleghi, sta lavorando da mesi facendo fronte alle difficoltà della didattica a distanza e, ancora peggio, della didattica metà a distanza e metà in presenza che si è inventata il precedente ministro, sta faticando da mesi proprio per ridurre al minimo i disagi affrontati dai ragazzi.,

Trovo profondamente ingiusto che si insinui, per venire incontro al senso comune, in perfetta continuità col populismo che ammorba la nostra politica, che i docenti italiani stiano perdendo tempo. Avete onestamente, francamente e cordialmente rotto le scatole, per non dir di peggio, con questa storia,mi riferisco ai ministri, presidenti del consiglio, sottosegretari e compagnia cantante.

Consiglierei a Draghi, persona di cui tutti dicono “è preparato”, e sticazzi! era l’assistente di Federico Caffè e guidava la BCE!, che venga nelle scuole o mandi qualcuno di sua fiducia, parli con i docenti e con i ragazzi e dopo, molto dopo, cominci a parlare di scuola, ma non per seguire le sciocchezze che si leggono sui social ma per un piano serio e a lungo termine di rilancio dell’Istruzione pubblica, che cominci, per esempio, dalla riduzione del numero di alunni per classi e dalla messa in sicurezza, vera, delle scuole.

Direi che se il buon giorno si vede dal mattino, abbiamo cominciato col piede sbagliato, le parole sbagliate, le idee sbagliate.

Poi pensate pure, qualcuno lo dirà, qualcuno lo dice sempre, anche qualche dirigente scolastico, che sono il solito insegnante che non ha voglia di lavorare e che vuole godersi il suo stipendio da garantito. C’è chi crede che la terra sia piatta, chi che il Covid non esista, si può benissimo credere che la mia sia una categoria di nulla facenti.

Ma la realtà è diversa: la realtà è che chi ama proprio lavoro, come il sottoscritto, è sempre più amareggiato, stanco e demotivato da questa idiozia dilagante, dalle chiacchiere da bar, dal qualunquismo che tracima a ogni livello.

La realtà è che ogni giorno si lavora per i ragazzi, sperando di riuscire a educare una generazione migliore della nostra, più preparata, più incazzata, più consapevole e meno incline a inchinarsi al salvatore della patria di turno.

Sarebbe già molto.

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